Tour de France 2026, l'amicizia Pogacar-Del Toro illumina la Grande Boucle: "Ha dimostrato quanto sia un buon amico"
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Redazione Sport
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Ci sono gesti che, nello sport, raccontano più di mille parole. E l'immagine di Tadej Pogacar, avvolto nella maglia gialla, che taglia il traguardo dell'Alpe d'Huez a braccetto con Isaac Del Toro, è uno di questi. Il messicano, al suo esordio al Tour de France, ha conquistato un podio storico, il terzo posto finale, e la maglia bianca di miglior giovane, grazie anche all'aiuto decisivo del suo capitano e amico, che ha scelto di mettere da parte la caccia a un'ulteriore vittoria di tappa per fare da gregario d'eccezione.
Il giorno in cui la maglia gialla si è messa al servizio del compagno
Sulla ventesima tappa, la temutissima "tappa regina" con i suoi oltre cinquemila metri di dislivello e le ascese leggendarie come il Galibier e il Col de Sarenne, Pogacar ha dimostrato una leadership che va ben oltre i numeri. Dopo aver dominato la diciannovesima frazione con una prestazione da record sul mitico muro dell'Alpe d'Huez, lo sloveno ha cambiato totalmente il suo ruolo, concentrandosi non sull'ennesimo successo personale ma sulla protezione del giovane compagno, che stava soffrendo per difendere la sua terza posizione nella generale.
La sua superiorità in classifica, con un vantaggio di oltre sette minuti sul secondo, Remco Evenepoel, era tale da permettergli di permettersi questo lusso. E così, dopo aver letteralmente "bruciato" la concorrenza nella tappa precedente, Pogacar ha assistito Del Toro, dandogli il proprio ruotino e aiutandolo a gestire lo sforzo, proprio come il messicano aveva fatto con lui per tre settimane.
"Ora diranno che ho aiutato Isaac a conquistare il podio, ma prima è stato lui ad aiutarmi a prendere questa maglia gialla", ha dichiarato il fuoriclasse sloveno, con parole che suonano come un'ode al lavoro di squadra.
Un'amicizia nata in squadra e cresciuta in salita
Il rapporto tra Pogacar e Del Toro, come rivelato dalle loro stesse dichiarazioni e da chi segue la squadra UAE Team Emirates-XRG, è speciale. Non si tratta solo di un rapporto professionale tra capitano e gregario. "Abbiamo subito legato quando è arrivato in squadra, avevamo una buona energia e un buon rapporto", ha raccontato Pogacar. Questa sintonia si è vista fin dalle prime tappe, come a Barcellona, dove lo sloveno aveva regalato una vittoria al suo compagno messicano, esultando come se avesse vinto lui stesso.
Il direttore del team, Mauro Gianetti, ha descritto la scena come "epica" e l'amicizia tra i due come "incredibile". In una giornata in cui la squadra era provata da acciacchi vari, con compagni come Brandon McNulty costretti al ritiro, la responsabilità di proteggere Del Toro è caduta sulle spalle del suo leader. Pogacar, che di solito è il protetto, ha potuto sperimentare in prima persona la durezza del lavoro di gregario, ammettendo: "Oggi ho capito quanto sia dura.
Ho un enorme rispetto per tutti loro, il mondo del ciclismo non si rende conto di quanto sia importante il lavoro di squadra e di quanto sia difficile difendere due maglie, quella gialla e quella bianca".
Un gesto che vale un record e un futuro
I numeri dicono che Pogacar è a un passo dal suo quinto Tour de France, un'impresa che lo porterebbe a eguagliare leggende come Merckx e Hinault. Ma la sua eredità, in questa edizione, potrebbe essere segnata anche da questo gesto di altruismo verso il giovane talento messicano, che a soli 22 anni ha già scritto il suo nome nella storia, diventando il primo messicano a salire sul podio del Tour.
Lo stesso Pogacar ha voluto sottolineare come Del Toro possa essere il suo successore: "Non credo che correrò ancora per molto tempo. Lui ha un talento incredibile e può essere il mio erede. È per questo che aiutarlo è stato un onore, un momento che mi ha fatto venire la pelle d'oca e che ricorderò sempre".
Al di là del risultato sportivo, l'arrivo dei due, con le braccia alzate a mimare le corna del toro che è il soprannome di Del Toro, resterà come una delle immagini più toccanti di questo Tour, un manifesto di quel rispetto e di quella generosità che, a volte, rendono lo sport davvero grande.
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