La nave Mediterranea sfida il Viminale e sbarca i migranti a Trapani
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Redazione Interno
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L’organizzazione non governativa Mediterranea Saving Humans ha aperto un nuovo, aspro capitolo nel contenzioso con le autorità italiane sulla gestione degli sbarchi, scegliendo unilateralmente di far attraccare la propria nave nel porto di Trapani in netto contrasto con l’ordine ricevuto dal Ministero dell’Interno che imponeva la rotta verso Genova. A bordo dell’imbarcazione, battezzata Mediterranea, vi erano dieci naufraghi tratti in salvo nel Canale di Sicilia nella notte tra mercoledì e giovedì, le cui precarie condizioni di salute – secondo quanto dichiarato dall’Ong – hanno motivato una scelta definita consapevolmente “di disobbedienza” dal capomissione Beppe Caccia.
Già nel pomeriggio di ieri, infatti, erano state espresse forti rimostranze verso la direttiva governativa, giudicata “inumana e inaccettabile” in quanto avrebbe costretto i sopravvissuti, già provati dall’esperienza del naufragio, a sopportare altri tre giorni di navigazione prima di raggiungere il porto assegnato nel Nord Italia. Una valutazione, questa, che ha spinto i responsabili di bordo a compiere quella che, tecnicamente, costituisce un’azione al di fuori delle procedure stabilite dalle normative vigenti in materia di soccorso in mare.
“Abbiamo fatto semplicemente la cosa giusta; se ci saranno conseguenze, le affronteremo”, ha dichiarato Caccia, il quale – insieme al comandante Paval Botica – ha motivato la decisione citando le “omissioni istituzionali” che renderebbero necessarie simili azioni di soccorso civile. La nave, alla sua prima missione nel bacino centrale del Mediterraneo, ha dunque puntato sulla Sicilia, approdando a Trapani in serata dove i migranti hanno finalmente ricevere le prime cure.




