L'attacco di Trump alla Fed scuote i mercati, l'Europa chiude debole
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Redazione Economia
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Le principali piazze finanziarie europee hanno archiviato la seduta in territorio negativo, risentendo del clima d'incertezza generato dalle ultime mosse dell'amministrazione statunitense. Il riferimento, per gli analisti, è diretto alle dichiarazioni di Donald Trump riguardo al successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, dichiarazioni che hanno riacceso i timori di un'ingerenza politica nell'operato della banca centrale. A pesare sull'umore degli investitori, del resto, concorrono anche le persistenti tensioni geopolitiche, dagli sviluppi in Medio Oriente al conflitto in corso in Ucraina, che continuano a rappresentare un fattore di instabilità. Il listino di Parigi ha ceduto lo 0,65%, mentre Francoforte ha chiuso in calo dello 0,22%; sostanzialmente piatta Londra, con un -0,04%, mentre Madrid ha fatto registrare un'inversione di tendenza, limitata ma positiva, segnando un +0,39%.
La levata di scudi dei banchieri centrali
La reazione del mondo finanziario e istituzionale alle pressioni dell'amministrazione americana non si è fatta attendere. Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca Centrale Europea, ha definito "molto scioccante e inammissibile" l'attacco sferrato da Trump contro Jerome Powell, interpretandolo come un'azione che mina direttamente il principio di indipendenza della Fed. Le sue parole, rilasciate in un'intervista, si uniscono a un più ampio coro di preoccupazione sollevato dai banchieri centrali, i quali vedono nell'apertura di un'indagine penale ai danni del numero uno della Federal Reserve l'ultimo, preoccupante atto di una conflittualità che perdura da tempo. Una conflittualità che, va sottolineato, trascende le mere divergenze di politica monetaria per toccare questioni fondamentali di stato di diritto e separazione dei poteri, in un contesto dove le decisioni della banca centrale americana hanno ripercussioni globali.
Una battaglia decisiva per l'economia globale
Tra le molteplici controversie che caratterizzano l'attuale scenario politico, la tensione tra la Casa Bianca e la Federal Reserve emerge forse come la più significativa per le sorti economiche, non solo degli Stati Uniti ma di una vasta porzione dell'Occidente. Se altri fronti catturano con più facilità i titoli dei giornali, è su questo terreno che si gioca una partita cruciale per la stabilità finanziaria e la credibilità delle istituzioni. La modalità scelta da Powell per rispondere alle accuse, poi, è stata essa stessa senza precedenti: il banchiere, noto per un approccio comunicativo misurato e circoscritto agli aspetti tecnici, ha infatti deciso di pubblicare un video messaggio sul sito istituzionale della Fed, imbastendo una replica pubblica che molti hanno letto come un contrattacco esplicito verso le pressioni ricevute.
Il dibattito sull'indipendenza delle istituzioni monetarie
La querelle ha inevitabilmente riacceso il dibattito, più ampio e non solo americano, sul ruolo e sull'autonomia delle banche centrali. Ci si interroga, in sostanza, sulla loro capacità di mantenersi realmente terze e al di sopra delle parti politiche, soprattutto in fasi economiche delicate e in presenza di leadership particolarmente assertive. Il caso statunitense, per la sua centralità, funge da catalizzatore di riflessioni che toccano anche altre realtà, dove il rapporto tra politica monetaria e indirizzi di governo è sempre oggetto di attenzione e, talvolta, di polemiche che travalicano i confini della discussione tecnica per investire il piano del confronto pubblico e mediatico.




