Protesta di pacifisti israeliani vicino a Gaza contro il blocco della Flotilla

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un gruppo di pacifisti israeliani ha tenuto una protesta carica di tensione venerdì, poco lontano da una base militare nel Sud del paese. La manifestazione era indirizzata contro il blocco navale imposto alla Global Sumud Flotilla e contro il conflitto in corso nella Striscia di Gaza. I manifestanti, attraverso i loro cartelli, hanno condannato senza mezzi termini ciò che hanno definito "genocidio", "pulizia etnica" e "terrore sionista", segnalando un malessere, sebbene minoritario, all'interno della società israeliana.

La nuova Freedom Flotilla Coalition

La vicenda della Flotilla non si è esaurita con il suo abbordaggio. Dal 25 settembre, un nuovo convoglio marittimo battezzato Freedom Flotilla Coalition è salpato diretto verso le coste di Gaza. Questa coalizione, che da diciotto anni sostiene i diritti dei palestinesi, in questa occasione agisce in collaborazione con Thousand Madleen. A bordo, volontari tra cui medici e giornalisti, dichiarano di voler rompere l'assedio, sfidando apertamente la marina israeliana e auspicando un intervento dei governi internazionali.

Conseguenze severe per gli attivisti

Le conseguenze per gli attivisti della spedizione precedente sono state immediate. Un video diffuso dal Servizio Carcerario israeliano mostra le fasi successive all'intercettazione: gli attivisti, identificati uno a uno al porto di Ashdod, sono stati trasferiti via autobus. Secondo le autorità penitenziarie, 473 partecipanti sono stati condotti nel carcere di Ktzi’ot, una struttura nel deserto del Negev nota per le sue severe condizioni.

La linea dura del ministro Ben-Gvir

A confermare la linea dura delle autorità è stato l’intervento diretto del ministro per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir. Visitando gli attivisti detenuti, li ha definiti "terroristi" e ha dichiarato che "i giochi sono finiti". Il leader di estrema destra, che aveva preannunciato misure rigorose, ha seguito personalmente il loro ingresso nel penitenziario, affermando che i "sostenitori del terrorismo" sono stati rinchiusi in un istituto di massima sicurezza.

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