Genova, l’ipotesi Primark al Palasport riaccende lo scontro sul futuro del Waterfront
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Redazione Economia
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La possibilità, al momento ancora circoscritta al campo delle indiscrezioni giornalistiche, che il colosso irlandese dell’abbigliamento Primark possa trovare spazio all’interno del nuovo Palasport ha immediatamente riaperto a Genova una ferita mai realmente rimarginata, quella legata alla destinazione d’uso degli spazi commerciali del Waterfront di Levante. Mentre la data dell’inaugurazione ufficiale dell’intero complesso firmato da Renzo Piano si avvicina, fissata per il 27 marzo, il fronte dei commercianti del centro, riunito nei Centri Integrati di Via e in Confcommercio Genova, ha alzato un muro netto contro quella che viene percepita come una potenziale, ennesima minaccia per l’equilibrio, già precario, del tessuto economico cittadino.
A scatenare la reazione è stata l’ipotesi, rilanciata nei giorni scorsi da alcuni organi di stampa locale, di un possibile ripiego del gruppo irlandese verso la struttura della Foce. L’operazione per portare Primark in città era stata infatti originariamente pensata per gli spazi dell’ex Rinascente di Piccapietra, un progetto che, complice la complessità delle trattative con la proprietà dell’immobile, BPER Banca, potrebbe subire ritardi o complicazioni. Da qui l’idea, mai confermata ufficialmente da Palazzo Tursi, di valutare il Palasport come location alternativa. Una prospettiva, questa, che ha fatto immediatamente scattare l’allarme tra le associazioni di categoria, le quali vedrebbero nel cambio di destinazione di quegli spazi, pensati per sport e servizi, un pericoloso precedente.
«Così si tradisce l’impostazione originaria», la protesta dei commercianti
La posizione dei Civ e di Confcommercio, espressa attraverso una nota congiunta, è di una chiarezza assoluta e non lascia spazio a interpretazioni: qualsiasi ipotesi di deroga o modifica delle destinazioni d’uso attualmente previste per l’area incontrerà la loro ferma opposizione. Il progetto di riqualificazione del Waterfront, con il recupero dell’ex Palasport, era stato concepito – come ricordano i rappresentanti della categoria – con una missione ben precisa, ovvero quella di creare un polo di attrazione fondato su una vocazione tematica legata allo sport e ai servizi complementari. «Chiedere oggi un cambio di regole per consentire l’apertura di grandi superfici di vendita nel settore dell’abbigliamento significa tradire quell’impostazione originaria», ha dichiarato Manuela Carena, presidente del CIV Colombo Galata, sottolineando come la pianificazione urbanistica non possa essere piegata alle esigenze del grande player di turno, ma debba rimanere uno strumento di garanzia per l’equilibrio complessivo della città.
Il timore di fondo, espresso con forza da Ilaria Natoli, presidente del CIV di via Venti Settembre, è che l’ingresso di un gigante del fast fashion all’interno del nuovo polo possa innescare un processo di desertificazione commerciale. I negozi del centro, che rappresentano non solo il cuore economico ma anche un presidio di socialità e sicurezza, sarebbero messi a dura prova: il nuovo polo attirerebbe flussi consistenti di acquirenti, drenando risorse vitali dalle tradizionali vie dello shopping e dal centro storico, in un mercato che appare già fragile e saturo. «È il momento di dire basta a una visione che continua a privilegiare la grande distribuzione a scapito del commercio di prossimità», hanno sottolineato congiuntamente i rappresentanti, chiedendo all’amministrazione comunale di mantenere una linea coerente e di non trasformare il Palasport in un’ulteriore minaccia per i piccoli imprenditori locali.
Beghin frena: «Iter troppo complicato, nessuna richiesta ufficiale»
A gettare acqua sul fuoco della polemica, almeno per il momento, è intervenuta direttamente l’assessore al Commercio del Comune di Genova, Tiziana Beghin. Con una presa di posizione netta, Beghin ha sostanzialmente smentito la concretezza dell’operazione, definendo l’iter per un eventuale insediamento di Primark al Waterfront come «troppo complicato» e dichiarando che al momento non risulta alcuna richiesta formale in tal senso agli uffici comunali. L’assessore, che in passato aveva manifestato la volontà di analizzare con attenzione la situazione della galleria commerciale per trovare un equilibrio tra le parti, ha così voluto scongiurare quella che rischiava di diventare una bufera politica a pochi giorni dall’inaugurazione.
Le sue parole, però, non sembrano aver del tutto placato gli animi. Il tema del Waterfront, e più in generale del rapporto tra grande distribuzione e negozi di vicinato, era stato centrale durante la campagna elettorale che ha portato all’elezione della sindaca Silvia Salis. Il centrosinistra si era presentato agli elettori come strenuo difensore del piccolo commercio, e la possibilità, anche solo remota, di uno sbarco di Primark al Palasport verrebbe percepita da molti come un clamoroso dietrofront su quel fronte. La precisazione di Beghin, quindi, se da un lato chiude la porta a un’ipotesi immediata, dall’altro non cancella la preoccupazione di fondo dei commercianti, i quali continuano a guardare con sospetto a ciò che accadrà all’interno del nuovo polo una volta aperto i battenti. I Civ e Confcommercio, forti di questa nuova mobilitazione, auspicano ora l’apertura di un confronto immediato e trasparente con le istituzioni per ribadire un concetto: lo sviluppo della città deve passare dalla valorizzazione del tessuto commerciale esistente, e non dalla sua sostituzione con nuove polarità che rischierebbero di snaturare il centro.




