Waterfront mall, l’attesa finisce tra code e vernice fresca: dentro il nuovo polo di Genova
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’odore di vernice, ancora persistente nonostante le ultime rifiniture, si mescolava all’aria salmastra che sale dal mare; davanti al palasport di piazzale Kennedy, già dalle quattordici, si è formata una lunga coda di curiosi, impazienti di varcare la soglia del Waterfront Mall. L’inaugurazione, ufficialmente fissata per le quindici, ha di fatto anticipato il debutto di una struttura che, dopo anni di lavori e un percorso costellato di polemiche urbanistiche e politiche, si consegna finalmente alla città. Gli addetti alla sicurezza hanno gestito l’afflusso iniziale, mentre il primo impatto con il nuovo distretto commerciale restituisce l’immagine di un cantiere che diventa realtà, sebbene con qualche “coming soon” ancora ben visibile tra le vetrine. È impossibile, in questo frangente, non interrogarsi sul ruolo che questo spazio giocherà nel ridefinire le dinamiche economiche del centro storico; una partita complessa, questa, che l’assessora comunale al commercio e al turismo ha descritto come un crocevia decisivo, quasi una sfida da gestire partendo da un presupposto chiaro: la struttura c’è, ora bisogna farla funzionare da traino.
Il giglio di vetro e acciaio: numeri e visione architettonica
Il complesso, sviluppato su circa ventisettemila metri quadrati all’interno della struttura polifunzionale che sorge dove un tempo c’era la Fiera, rappresenta un tassello fondamentale del più ampio masterplan di riqualificazione del Waterfront di Levante, il progetto firmato da Renzo Piano Building Workshop. La copertura e la facciata, realizzate da Sandrini Metalli, disegnano un’arena sportiva multifunzionale capace di ospitare fino a cinquemila spettatori; attorno a questo nucleo, si articolano tre livelli anulari che ospitano un’offerta commerciale ampia. Con circa settanta negozi, diciannove attività di ristorazione e un supermercato Coop, il distretto non si limita a essere un semplice contenitore di consumi, ma ambisce a diventare un’estensione del fronte mare. La peculiarità, almeno sulla carta, risiedeva nella cosiddetta “monotematicità” delle licenze, un concetto che avrebbe dovuto vincolare le attività alla promozione del territorio, dello sport e delle eccellenze locali; un requisito, quest’ultimo, che nelle more dell’apertura ha mostrato contorni più flessibili di quanto inizialmente prospettato.
La questione delle licenze e la quadratura del cerchio commerciale
Proprio il tema della natura delle attività commerciali ha alimentato il dibattito nei mesi precedenti il taglio del nastro. L’assessora, nel commentare l’apertura, ha chiarito un aspetto sostanziale: le categorie ammesse dall’autorizzazione commerciale non sono così rigidamente verticali come si era ipotizzato. Oltre allo sport e al fitness, gli spazi possono essere occupati da attività legate al tempo libero, al benessere, alla salute e alla cura della persona, fino ad arrivare al turismo. In quest’ultimo ambito, rientrano anche le eccellenze della moda e dell’abbigliamento, purché orientate a una clientela turistica, senza dimenticare il settore alimentare che dovrà mantenere una particolare attenzione ai prodotti liguri. Si tratta, in sostanza, di una declinazione pragmatica della norma che, secondo l’amministrazione, non tradisce lo spirito dell’operazione, ma ne adatta la portata commerciale alle esigenze di sostenibilità economica. La partita vera, come sottolineato dal Comune, inizia adesso: l’obiettivo è trasformare il mall in un magnete, sfruttando anche il flusso delle crociere, per intercettare visitatori e spingerli a ridistribuirsi nelle vie dello shopping tradizionale del centro, evitando che il nuovo polo divori l’esistente.
Un’attesa lunga anni e il presente fatto di code
L’apertura odierna ha quindi messo a tacere, almeno per il momento, le voci più scettiche sulla capacità di questo progetto di vedere la luce. Il via vai dei primi visitatori, catturati dall’inedita prospettiva di fare acquisti affacciati sul mare o di assistere a eventi in un’arena rinnovata, ha restituito l’immagine di una città che prova a reclamare uno spazio a lungo conteso. I cartelli “coming soon” che punteggiano alcune vetrine ancora vuote raccontano però di un’apertura graduale, dove il collaudo finale delle attività procederà nei prossimi giorni. Per l’assessora, che ha ereditato una situazione già in fase avanzata, la sfida è ora quella della “quadratura del cerchio”: usare questa infrastruttura commerciale come leva per un turismo di qualità, capace di aumentare la permanenza media dei visitatori. Se il Waterfront Mall riuscirà nell’intento di fungere da cerniera tra la vocazione sportiva dell’arena e l’attrattività commerciale, diventerà un tassello decisivo per la nuova geografia economica del levante genovese; in caso contrario, il rischio di una cannibalizzazione del commercio storico rimarrà un’ombra dietro il luccichio delle nuove facciate in metallo e vetro.




