Il Waterfront Mall apre tra luci e ombre: i commercianti della Foce insorgono sui parcheggi a pagamento
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ha aperto i battenti ieri, con lunghe code di genovesi curiosi di mettere piede nella struttura che per anni era rimasta un gigante di cemento in stato di abbandono, il nuovo distretto commerciale all’interno del palasport di piazzale Kennedy. Ventisettemila metri quadrati di superficie, circa settanta negozi, diciannove attività dedicate alla ristorazione – seppur non tutte operative in questa prima fase, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a regime entro metà maggio – e un supermercato Coop: questi i numeri del Waterfront Mall, tassello centrale del più ampio disegno di riqualificazione del Waterfront di Levante firmato da Renzo Piano. Un’apertura che consegna alla città un nuovo polo commerciale affacciato sul mare, ma che già sul nascere solleva criticità ben precise, soprattutto tra chi il mare lo vive tutto l’anno a pochi passi da qui.
Il nodo dei parcheggi e il malumore dei commercianti storici
Se da un lato l’inaugurazione viene accolta come un evento positivo – capace di restituire vitalità a un’area rimasta per troppo tempo inerte – dall’altro emergono giudizi nettamente più contrastanti tra i residenti e gli esercenti della vicina Foce. Il problema numero uno, quello che fa storcere il naso a chi opera già nel quartiere, riguarda la sosta. I nuovi stalli ricavati nel contesto dell’area commerciale, spiegano i commercianti della zona, sono interamente a pagamento: una scelta che di fatto li rende inutilizzabili per chi, invece, lavora lì da anni. Non si tratta, nelle loro parole, di una critica di principio alla nuova struttura, ma di una questione pratica che impatta sulla quotidianità di un quartiere già notoriamente congestionato. “Qui il problema sono i parcheggi”, sintetizzano, facendo notare come la gestione attuale rischi di penalizzare chi la città la vive fuori dai circuiti turistici. La nuova offerta commerciale, insomma, porta con sé un effetto collaterale che per i diretti interessati appare tutt’altro che secondario.
Le ambizioni dell’assessorato e la “quadratura del cerchio”
Per l’assessora comunale al commercio e al turismo, però, la partita vera inizia adesso. Arrivata a giochi ormai fatti – come ha avuto modo di sottolineare –, si trova ora a dover gestire l’eredità di un progetto che considera strategico. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: trasformare il Waterfront Mall in un magnete capace di attrarre nuovi visitatori, sfruttando anche il flusso costante dei crocieristi, e da lì spingerli a ridistribuirsi verso le vie tradizionali del centro storico. Una sorta di “quadratura del cerchio”, per usare la sua stessa espressione, in cui il nuovo polo non deve cannibalizzare le attività esistenti, ma fungere da apripista per una città che punta a intercettare un turismo di qualità. La stessa amministrazione, del resto, aveva già dovuto fare i conti con le polemiche sulla cosiddetta “monotematicità” del centro, un tema su cui l’assessora è intervenuta per chiarire un aspetto sostanziale.
L’equivoco della “monotematicità” e le categorie ammesse
Dietro la tanto annunciata vocazione tematica – incentrata su sport, mare e prodotti tipici – si nasconde in realtà una prospettiva commerciale ben più ampia, come emerge dall’autorizzazione rilasciata. Non si tratta, spiega l’assessora, di alcuna irregolarità o di un cambio di rotta in corsa: semplicemente, le categorie ammesse dal provvedimento autorizzativo sono numerose e variegate. Includono, oltre allo sport e al fitness, anche il tempo libero, il benessere, la salute e la cura della persona, il turismo – e in questo ambito rientrano a pieno Titolo le eccellenze della moda e dell’abbigliamento pensate per una clientela turistica – e infine il settore alimentare, con una declinazione che guarda con attenzione ai prodotti della tradizione ligure. Un’offerta, questa, che l’amministrazione considera coerente con il disegno complessivo e funzionale a non rendere il Mall un’isola separata dal resto del tessuto urbano.
L’impatto occupazionale e il contesto politico-amministrativo
Sul fronte occupazionale, il nuovo distretto commerciale porta con sé numeri significativi: complessivamente, si parla di ottocento posti di lavoro generati dall’operazione. Un aspetto su cui la sindaca Salis ha voluto porre l’accento, definendo il lavoro svolto dall’amministrazione come finalizzato a cogliere un’opportunità concreta per Genova. La lunga coda di genovesi accorsi all’inaugurazione, del resto, testimonia l’interesse della città per un’apertura attesa da anni, dopo il lungo periodo di chiusura che aveva caratterizzato il palasport. Restano sul tavolo, però, le perplessità di chi abita e lavora nella Foce: una frattura, quella tra il nuovo e l’esistente, che la gestione dei flussi e della sosta dovrà ora cercare di ricucire, in attesa che il centro commerciale raggiunga la piena operatività promessa per la metà di maggio.




