Italiani longevi ma poveri, il paradosso del benessere secondo il rapporto Istat

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L'Italia si conferma, secondo il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile 2024 dell'Istat, come un paese dalle forti dicotomie, dove la lunga vita non sempre si traduce in una buona vita. Gli italiani, infatti, continuano a vantare un'aspettativa di vita tra le più elevate d'Europa, che si attesta a 84,1 anni, un dato significativamente superiore alla media europea di 81,7 anni. Questo primato, che colloca il Paese ai vertici continentali per longevità, viene generalmente attribuito a un insieme di fattori, tra i quali spiccano la dieta mediterranea, il clima temperato e un sistema di cure primarie radicato sul territorio. Tuttavia, proprio mentre si consolida questo indicatore di salute, le condizioni economiche di una parte consistente della popolazione rivelano un equilibrio precario, se non addirittura un netto peggioramento.

Il quadro economico in chiaroscuro

La dodicesima edizione del rapporto Bes dipinge un quadro economico in cui gli indicatori sembrano muoversi in direzioni opposte, creando un mosaico di difficile interpretazione. Da un lato, si registra un aumento del reddito disponibile lordo pro-capite, che nel 2024 è cresciuto del 2,7% in termini nominali rispetto all'anno precedente; un incremento che, se da solo potrebbe far ben sperare, va letto in un contesto dove il tasso di inflazione ha rallentato, attestandosi all'1%. Parallelamente, i dati mostrano una diminuzione dell’indice di disuguaglianza, un segnale che, in teoria, indicherebbe una più equa distribuzione della ricchezza. Eppure, nonostante questi apparenti miglioramenti, l'incidenza della povertà assoluta è aumentata, delineando un panorama sociale fratturato e sempre più complesso.

Il rischio povertà oltre la media europea

È proprio in questo solco che si inserisce il dato più allarmante, ovvero il rischio di povertà o esclusione sociale, che in Italia supera del 18,9% la media dei paesi dell'Unione Europea. Questo divario, che appare come una costante strutturale e non una semplice congiuntura negativa, sottolinea come la vulnerabilità economica sia una minaccia concreta per molti, nonostante il quadro macroeconomico mostri segnali di ripresa. La forbice, insomma, tra chi beneficia della crescita e chi invece rimane indietro, sembra aprirsi ulteriormente, creando un Paese dove la longevità non è sempre sinonimo di serenità.

Una fotografia sociale dai toni contrastanti

Il rapporto, nel suo complesso, fornisce una fotografia della nazione dai toni marcatamente contrastanti. Se da un punto di vista sanitario e demografico il Paese dimostra una notevole resilienza, con una speranza di vita alla nascita che ha raggiunto un nuovo massimo e che si mantiene stabile, lo stesso non si può dire per la sfera del benessere materiale. La qualità della vita, che pure si fonda su pilastri ambientali e culturali invidiati in tutto il mondo, viene dunque erosa da difficoltà economiche che persistono e, in alcuni casi, si acuiscono, ponendo interrogativi cruciali sulla sostenibilità di un modello di sviluppo che fatica a tradurre la ricchezza collettiva in benessere diffuso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.