L’Italia invecchia, i salari perdono terreno e la povertà avanza
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Redazione Interno
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L’Italia è un paese che fatica a riconoscersi nello specchio dei dati. Gli ultimi numeri dell’Istat, presentati ieri a Palazzo Montecitorio dal presidente Francesco Maria Chelli, disegnano un quadro in cui il declino demografico e la crisi economica si intrecciano, lasciando poco spazio all’ottimismo. Gli over 80, ormai vicini ai 4,6 milioni, hanno superato i bambini under 10, mentre le nascite crollano a 370mila nel 2024, un minimo storico che conferma una tendenza ormai irreversibile.
Se da un lato l’invecchiamento della popolazione rappresenta una sfida per il welfare, dall’altro le retribuzioni faticano a tenere il passo con il costo della vita. Quelle contrattuali reali, nonostante un parziale recupero, restano inferiori del 10,5% rispetto ai livelli del 2019. Un dato che, seppur mitigato dal contributo dei contratti integrativi e dalla variazione dell’occupazione (-4,4% nelle retribuzioni di fatto), riflette un potere d’acquisto eroso dall’inflazione.
La povertà, intanto, avanza senza sconti. Secondo il rapporto Istat, il 23,1% degli italiani è a rischio di esclusione sociale, con un aumento dello 0,3% rispetto al 2023. Le famiglie numerose, i genitori single e gli anziani soli sono i più colpiti: per loro, l’incidenza della povertà è cresciuta tra il 2,3% e il 2,9%. La Caritas, analizzando gli stessi indicatori, ha lanciato l’allarme su quelle che definisce «tre bombe sociali»: l’emergenza abitativa, l’accesso alle cure e l’assenza di un reddito minimo universale.




