Canada, il discorso di addio di Trudeau: "Siamo feriti, siamo arrabbiati per la guerra commerciale di Trump"
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Redazione Esteri
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Justin Trudeau, nel suo ultimo discorso da primo ministro del Canada, ha espresso con chiarezza il malcontento del suo Paese verso le politiche commerciali aggressive degli Stati Uniti, guidati da Donald Trump. "Siamo feriti, siamo arrabbiati", ha dichiarato Trudeau, sottolineando come le decisioni del governo americano siano state progettate per colpire direttamente l’economia canadese. Tuttavia, ha tenuto a precisare che il risentimento non è rivolto al popolo americano, con cui i canadesi condividono un legame storico di amicizia e collaborazione. "Gli americani sono i nostri vicini, i nostri amici, i nostri partner. Facciamo le cose insieme da decenni, da generazioni", ha aggiunto, evidenziando come la tensione attuale sia frutto di scelte politiche unilaterali.
La successione di Trudeau è stata affidata a Mark Carney, ex governatore della Banca centrale d’Inghilterra e del Canada, figura di spicco nel panorama finanziario internazionale. Carney, eletto con l’85,9% dei voti alla guida del Partito Liberale, si trova ora a fronteggiare una delle fasi più delicate della storia recente del Canada. Il Paese è infatti alle prese con i dazi imposti dagli Stati Uniti, che hanno raggiunto il 25% su alcuni prodotti, e con le dichiarazioni provocatorie di Trump, il quale ha più volte lasciato intendere di voler annettere il Canada come 51° Stato americano. "L’America non è il Canada. E il Canada non sarà mai e poi mai parte dell’America, in qualunque modo o forma", ha ribadito Carney, delineando fin da subito i contorni della sua futura politica estera.
La situazione economica è ulteriormente complicata dalla sospensione temporanea dei dazi sulle auto, in vigore fino ad aprile, che ha creato un clima di incertezza per le imprese canadesi. Carney, che ha già dimostrato di saper navigare in acque turbolente durante i suoi mandati alla guida delle banche centrali, dovrà ora dimostrare di poter proteggere la sovranità e la stabilità economica del Canada in un contesto internazionale sempre più volatile. La sua nomina arriva in un momento in cui le relazioni tra i due Paesi sono messe a dura prova, non solo dalle questioni commerciali, ma anche dalle ambizioni espansionistiche di Trump, che includono, oltre al Canada, il Golfo del Messico, il Canale di Panama e la Groenlandia




