Tra neve e polemiche, il prezzo della sfida olimpica di Lindsey Vonn a Cortina
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Redazione Sport
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Il rombo dell’elicottero del soccorso alpino, che nei giorni scorsi ha solcato più volte il cielo sopra Cortina d’Ampezzo, ha finito per diventare il sottofondo sonoro di una discussione che va ben oltre i confini di una pista da sci. Mentre Lindsey Vonn, la pluricampionessa statunitense caduta in modo rovinoso a soli tredici secondi dalla partenza nella discesa libera, affrontava un doppio intervento chirurgico al femore con l’applicazione di un fissatore esterno all’ospedale Cà Foncello di Treviso, le voci di chi mette in guardia dai rischi di un ritorno agonistico estremo hanno ripreso forza. Stefano Zaffagnini, che dirige la Clinica 2 dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e figura tra i massimi esperti italiani di traumatologia del ginocchio, ha definito senza mezzi termini quella scelta “un azzardo”, aggiungendo di non ritenere che i medici curanti fossero realmente d’accordo con la decisione della atleta di tornare a correre, una decisione il cui prezzo, purtroppo, è stato pagato immediatamente.
La corsa contro il tempo e i dubbi degli specialisti
La vicenda della Vonn, la cui operazione è andata bene ma che ora attende un complesso percorso riabilitativo, si intreccia inevitabilmente con quella di Federica Brignone, la quale, dopo un infortunio gravissimo occorsole poco meno di un anno fa con fratture multiple e la rottura del legamento crociato, aveva compiuto una recupero in tempi da record per essere pronta per i Giochi. Dinamiche, queste, che non passano inosservate agli occhi degli addetti ai lavori, i quali da tempo osservano con una certa apprensione la spinta degli atleti verso limiti sempre più estremi. Già all’inizio di febbraio, l’ex azzurro Paolo De Chiesa, in un’intervista, aveva espresso la sua preoccupazione senza giri di parole, sostenendo che in certi casi si stesse “un po’ esagerando” perché superare certe soglie può rivelarsi pericoloso per l’integrità fisica, un monite che, alla luce dei fatti recenti, sembra acquistare un peso specifico maggiore.
Il soccorso alpino e il bilancio di una giornata intensa
La caduta della stella americana, per quanto eclatante, è stata solo uno degli episodi che ha impegnato i servizi di emergenza nella zona dolomitica. Nella medesima giornata, infatti, il sistema sanitario territoriale ha dovuto gestire un picco di attività notevole, con altre sette persone trasportate d’urgenza in ospedale via elicottero e un totale di centocinquanta chiamate di soccorso evase. Numeri che, letti in controluce, offrono il quadro di un territorio sotto pressione durante gli eventi internazionali, ma che diventano anche l’occasione per una replica istituzionale precisa a chi paventava un depauperamento dei servizi per la popolazione a causa delle Olimpiadi.
La replica delle istituzioni tra dati e polemiche
Proprio in questi giorni, infatti, in occasione dell’avvio dei lavori per la nuova piastra endoscopica a Feltre, il commissario dell’Ulss 1 Dolomiti ha voluto replicare con cifre alla mano a quelle che sono state definite come voci allarmiste, sottolineando come la macchina dei soccorsi abbia operato a pieno regime rispondendo a ogni necessità. Una posizione rafforzata dall’assessore competente, il quale, parlando di “voci malvagie di corvi maligni”, ha ribadito l’impegno per potenziare la sanità di montagna, un tema delicato e cruciale che le Olimpiadi hanno riportato al centro dell’attenzione pubblica, mostrandone tanto le eccellenze quanto, forse, i punti di criticità potenziale in situazioni di carico estremo.




