Lindsey Vonn, il dramma sulla neve di Cortina spezza il sogno olimpico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il rombo degli elicotteri, in una giornata di gare ai Giochi di Milano-Cortina, ha finito per sovrastare persino il brusio dell’attesa, trasformando in un incubo quel sogno di gloria che aveva riportato Lindsey Vonn, a quarantuno anni, sullo sci d’alto livello. Sulla celebre pista Olympia delle Tofane, un tracciato che lei stessa aveva definito il suo preferito e sul quale sperava di coronare la parabola di una carriera leggendaria, il ritorno è durato poco più di dieci secondi. Con il pettorale numero 13, nonostante la condizione fisica già compromessa dalla rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro rimediata a Crans Montana, la fuoriclasse statunitense ha preso il via nella discesa libera, affrontando la neve con la determinazione che l’ha sempre distinta. Quel coraggio, tuttavia, si è infranto quasi subito contro una porta, in un impatto violento che l’ha scaraventata a terra in una caduta brutale, interrompendo la sua prova e costringendo i soccorritori a un intervento immediato, tra le urla di dolore che hanno gelato il pubblico.

Il soccorso in elisoccorso e la gara sospesa

La gravità della situazione, del resto, è apparsa chiara fin dai primi momenti, quando le immagini hanno mostrato la campionessa immobilizzata sulla neve, prima di essere trasportata in barella verso l’elisoccorso che l’ha condotta in ospedale. Un epilogo drammatico per la sciatrice, oro a Vancouver 2010 proprio in discesa libera, la cui carriera potrebbe essersi chiusa proprio su quella pista che tanto amava. L’incidente, oltre a fermare la sua gara, ha provocato una sospensione temporanea della competizione, creando un momento di sospensione carico di tensione e preoccupazione tra atlete, tecnici e spettatori, prima che la discesa potesse riprendere il suo corso.

L'Italia a caccia di medaglie con Goggia e Brignone

Proprio nella ripresa della gara, dopo la partenza dell’austriaca Mirjam Puchner, gli occhi della nazione ospite si sono riaccesi per seguire le speranze italiane, incarnate principalmente da Sofia Goggia, partita con il numero 15, e da Federica Brignone, che aveva invece indossato il pettorale 4. La discesa libera femminile rappresentava, in quella giornata ricca di finali, uno dei momenti più attesi per il medagliere italiano, che dopo i successi del giorno precedente puntava a nuovi podi. Sulla pista, oltre alle azzurre, si sono presentate atlete di altissimo livello, ciascuna con le proprie ambizioni: dalla campionessa mondiale in carica Breezy Johnson alla norvegese Kajsa Vickhoff Lie, fino all’austriaca Cornelia Huetter, tutte potenziali pretendenti al metallo più prezioso.

Un palinsesto ricco di finali olimpiche

La scena olimpica di quella domenica, peraltro, non è stata dominata solo dallo sci alpino, sebbene l’episodio che ha coinvolto la Vonn ne abbia inevitabilmente concentrato l’attenzione iniziale. Le medaglie sono state assegnate anche in altre discipline, mantenendo alto il ritmo della manifestazione: dallo snowboard, con il gigante parallelo maschile, al biathlon, con la staffetta mista 4x6 km, passando per lo slittino nel singolo uomini e per il pattinaggio di figura nella gara a squadre. Non sono mancate le assegnazioni nel pattinaggio su pista lunga, completando un quadro di gare che ha visto atleti di tutto il mondo contendersi i sogni più grandi, su ghiaccio e neve, in una cornice dove la bellezza dello sport si è talvolta scontrata, come nel caso della sciatrice statunitense, con la sua crudele imprevedibilità.

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