Perù, calca fatale allo stadio di Lima: le indagini della procura e la smentita sul crollo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Doveva essere una delle classiche notti di “banderazo”, quel rito sudamericano che trasforma l’attesa di un derby in un tripudio di bandiere e fumogeni. Invece, la vigilia del superclasico tra Alianza Lima e Universitario de Deportes si è trasformata in una tragedia annunciata dalle circostanze, almeno stando alla dinamica che emerge dalle prime verifiche degli inquirenti. Allo stadio Alejandro Villanueva, meglio noto come “Matute” nel distretto di La Victoria, un morto e 47 feriti – di cui tre versano ancora in condizioni critiche e tre sarebbero minorenni – è il bilancio provvisorio di una calca che ha spinto centinaia di tifosi gli uni contro gli altri, in un effetto di compressione che ha tolto il respiro a decine di persone. Il ministro della Salute peruviano, Juan Carlos Velasco, ha confermato i numeri direttamente dagli ospedali della capitale, dove i sanitari hanno lavorato per stabilizzare i feriti più gravi, ma ciò che più colpisce nelle ore successive all’accaduto è la netta smentita delle prime, allarmanti, ricostruzioni.

L’effetto valanga e la smentita del crollo strutturale

Inizialmente, si era parlato insistentemente del cedimento di una parete della tribuna sud; una voce, alimentata anche da alcuni video confusi girati dai presenti, che aveva fatto temere un disastro simile ad altre stragi degli stadi sudamericani. E invece, a raffreddare la teoria del crollo ci ha pensato il dei vigili del fuoco. Il brigadiere Marco Pajuelo, dopo aver ispezionato la struttura insieme ai dirigenti del club, ha escluso categoricamente danni alle mura perimetrali o alla travatura metallica, spiegando che la struttura è in buono stato e che nessun muro è finito nella fossa. La calca, quindi, non è stata causata da un cedimento edilizio, bensì dalla pressione umana. Secondo le prime verifiche della polizia, un nutrito gruppo di sostenitori avrebbe tentato di forzare l’accesso verso la parte anteriore della tribuna, innescando un effetto domino che non lasciava via di fuga a chi si trovava nelle prime file. Un meccanismo di schiacciamento tanto fulmineo quanto letale, che ha trasformato la festa in una trappola senza che ci fosse bisogno di calcestruzzo franato.

La procura si muove tra i video e l’assenza di autorizzazioni

Mentre i feriti vengono ancora conteggiati nei nosocomi di Lima – tra cui l’Ospedale 2 de Mayo e l’Arzobispo Loayza –, la magistratura ha già messo gli occhi su quanto accaduto. La Procura, attraverso il quinto ufficio fiscale rativo di La Victoria-San Luis, ha aperto le indagini affidando le prime rilevazioni al sostituto fiscale Jonás Padilla, che ha coordinato il levantamiento del cadavere e la raccolta di testimonianze. Gli inquirenti stanno setacciando i frame delle telecamere di sicurezza dell’impianto, nel tentativo di ricostruire millimetro per millimetro la dinamica dei movimenti della folla. C’è poi un dettaglio che pesa come un macigno sulla gestione dell’evento: il comune di La Victoria ha fatto sapere di non aver mai rilasciato alcuna autorizzazione ufficiale per il raduno, né all’interno dell’impianto né nelle aree limitrofe. Un particolare che sposta il baricentro dell’inchiesta verso l’organizzazione spontanea (o presunta tale) della manifestazione, sollevando interrogativi sulla sicurezza perimetrale e sulla gestione degli accessi in un impianto che, di lì a poche ore, avrebbe dovuto ospitare la sfida più sentita del campionato peruviano.

La sfida si gioca, ma la città resta ferita

Nonostante la carneficina sfiorata e la perdita di una vita umana, la Lega peruviana ha deciso di non sospendere il derby. La partita contro l’Universitario, in programma la sera successiva allo stadio Monumental, si giocherà regolarmente. Una scelta, quella della federcalcio, che mira a non cedere al panico ma che di fatto obbliga la città a dividersi tra lutto e spettacolo. L’Alianza Lima, da parte sua, ha già attivato i protocolli di emergenza interna, collaborando con le autorità per fare piena luce sugli eventi e fornendo assistenza immediata ai parenti delle vittime. Resta, sullo sfondo, il siluro del ministro Velasco, che ha parlato di pressioni volontarie esercitate dalle barre organizzate, quelle stesse che hanno trasformato un “banderazo” – un raduno festoso di bandiere – in un incidente con un bilancio che, al momento, non è destinato a fermare il pallone, ma che ha macchiato di sangue l’attesa di un derby.

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