Trump affida a Rubio il dossier Ucraina mentre Vance sdoganava Putin

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il piano degli Stati Uniti per garantire la sicurezza dell’Ucraina, in un ipotetico scenario post-bellico che appare però remoto, rimane volutamente vago e tutto da definire. L’amministrazione Trump, che ha riacceso i negoziati con Mosca in modo informale e per certi versi spiazzante, ha ora incaricato il Segretario di Stato Marco Rubio di occuparsi della questione, a partire da un incontro tecnico in programma già questa settimana.

La situazione, come spesso accade da quando è iniziata l’invasione russa, è grave ma non seria, come dimostra il dibattito sulle garanzie da offrire a Kiev in un contesto in cui le premesse per un accordo di pace appaiono inesistenti. L’Ucraina, infatti, non ha alcuna intenzione di cedere i territori già perduti, che Mosca considera invece annessi, e che rappresentano la condizione minima per portare Putin a un tavolo formale. Secondo alcune voci, peraltro, il Cremlino punterebbe anche a regioni non ancora occupate, il che rende il negoziato ancor più complicato.

In questo clima d’incertezza, il vicepresidente J.D. Vance ha fornito una lettura singolare del conflitto, definendo Putin un leader «ponderato» e «attento» agli interessi nazionali, e scaricando di fatto sull’Europa l’onere primario della sicurezza ucraina, in quanto «loro continente». Una posizione che, sebbene non ufficiale, riflette una corrente di pensiero sempre più presente nell’establishment americano.

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