Separazione delle carriere, Conte annuncia la battaglia per il 2026
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Redazione Interno
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“Nel 2026 daremo battaglia sul referendum”, ha dichiarato senza mezzi termini il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, nel corso di una diretta sociale, concentrando il fuoco su quella che definisce una riforma costituzionale “sciagurata”. La posta in gioco, come egli stesso ha spiegato con frasi incalzanti, è altissima: si tratta, a suo dire, di opporsi a uno “scempio” finalizzato a creare una magistratura “sottomessa” al potere politico di turno. La sua opposizione, che non ammette sfumature, si appunta sul cuore della revisione, ovvero la separazione delle carriere fra i magistrati requirenti, quelli che esercitano l’azione penale, e i giudicanti, coloro che emettono le sentenze.
La raccolta firme che complica il quadro
Ad arricchire, e al contempo intricare, il quadro politico-istituzionale, è sopraggiunta un’iniziativa popolare per un referendum confermativo sulla stessa legge. Sebbene la Cassazione avesse già ammesso, a metà novembre, un ricorso referendario presentato da un gruppo di parlamentari, l’avvio concreto della raccolta delle necessarie cinquecentomila sottoscrizioni – iniziata poco prima di Natale – ha impresso una dinamica nuova alla vicenda. Molti osservatori ritengono che proprio questa mossa, la quale punta a portare la questione direttamente al vaglio degli elettori, abbia consigliato al Consiglio dei ministri una certa prudenza, rimandando di fatto la decisione sulla data del voto.
I dubbi sulle finalità politiche della riforma
La discussione pubblica, peraltro, si è andata via via spostando dai tecnicismi giuridici alle possibili implicazioni politiche della modifica. Diverse voci, non solo nell’area del centrosinistra, pongono l’accento sul rischio che la separazione delle carriere, presentata come mera ottimizzazione dell’ordinamento, possa in realtà nascondere un secondo e più ambizioso obiettivo: condizionare l’operato della procura, ovvero di quella parte della magistratura che svolge le indagini. Si tratterebbe, in sostanza, di un tentativo di “piegare” la Costituzione agli interessi della politica, come qualcuno ha scritto, privando i cittadini di una piena consapevolezza sulle conseguenze del loro voto.
Le ombre di un “complotto” e il rinvio delle elezioni del Csm
In questo clima di alta tensione, hanno cominciato a circolare, soprattutto negli ambienti del centrodestra, ipotesi di veri e propri intrighi. C’è chi sospetta che il continuo rinvio nella fissazione della data del referendum possa celare una strategia ben più sottile, finalizzata a ritardare anche il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura. Mantenendo in carica l’attuale composizione dell’organo di autogoverno dei giudici, si guadagnerebbe tempo e si preserverebbero equilibri considerati forse più favorevoli da alcuni settori politici. Sono voci, queste, che alimentano un dibattito già di per sé complesso, mentre la macchina per la raccolta delle firme prosegue il suo lavoro silenzioso, preparando il terreno per una battaglia che si preannuncia lunga e senza esclusione di colpi.




