Auto su folla a Modena, chi pagherà i risarcimenti: il nodo delle assicurazioni tra feriti e indagato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il trauma collettivo che ha scosso Modena lo scorso 16 maggio, con la città ancora a fare i conti con lo choc di una corsa omicida nel pieno centro storico, si intreccia ora a una partita giudiziaria e patrimoniale destinata a durare ben oltre la fase delle indagini. Perché se l’attenzione pubblica resta – giustamente – calamitata dalle condizioni degli otto feriti e dalla misura cautelare che ha portato in carcere Salim El Koudri, il 31enne accusato di strage e lesioni personali gravissime, c’è un altro fronte, meno urlato ma altrettanto concreto, che già agita gli uffici legali e le sedi delle compagnie di assicurazione: quello dei risarcimenti. Chi, esattamente, dovrà mettere mano al portafoglio per le vittime di quell’inseguimento folle tra ciclisti e pedoni, conclusosi con lo schianto contro la vetrina di un negozio e l’amputazione delle gambe per una turista tedesca?

La responsabilità penale non coincide ancora con quella civile

In attesa che il gip si pronunci nel merito delle accuse – il fermo è già stato convalidato, ma il processo vero e proprio non è neppure iniziato – il terreno dei danni patrimoniali e non patrimoniali segue una logica distinta. L’indagato, El Koudri, è al momento l’unico indiziato del gesto; ma la sua capacità patrimoniale, verosimilmente modesta, rende poco più che simbolica un’eventuale condanna al risarcimento diretto. È qui che entra in gioco la copertura assicurativa dell’auto utilizzata per travolgere la folla: una vettura che, come prevede il Codice delle assicurazioni private (decreto legislativo 209/2005), deve essere obbligatoriamente coperta da una polizza Rc auto. La legge stabilisce che il danneggiato da circolazione di veicoli possa rivalersi direttamente sulla compagnia assicurativa del mezzo, indipendentemente dalla colpevolezza penale del conducente. Ma c’è una clausola, spesso trascurata, che in casi come questo diventa centrale: l’esclusione per dolo.

Il buco nero delle polizze: quando il dolo sospende la copertura

Le compagnie assicurative, nei loro contratti standard, escludono dalla garanzia i danni cagionati intenzionalmente dal contraente o dal conducente autorizzato. Se la procura di Modena riuscirà a dimostrare – come parrebbe dalle prime ricostruzioni – che El Koudri ha agito con cosciente volontà omicida, allora il sinistro non rientrerebbe più nella casistica della “responsabilità civile per circolazione”, bensì in quella del dolo. In tale evenienza, la compagnia potrebbe legittimamente rifiutare il pagamento, lasciando le vittime senza un risarcimento immediato. L’unica ancora di salvezza, in questo scenario, sarebbe il cosiddetto Fondo di garanzia per le vittime della strada, un ente pubblico finanziato dai premi assicurativi, che interviene proprio quando l’auto è sprovvista di copertura o quando la polizza è inefficace per dolo del conducente.

Il precedente delle stragi del sabato sera e la giurisprudenza incerta

Non mancano, nella cronaca nera italiana, episodi analoghi: l’auto lanciata contro i passanti ha spesso sollevato lo stesso dilemma. La Cassazione, in più sentenze (tra cui una celebre del 2018 su un caso di Roma), ha chiarito che il dolo eventuale – cioè l’aver accettato il rischio di uccidere pur di raggiungere un altro scopo – non sempre equivale al dolo diretto, e che in alcuni casi le sezioni civili hanno forzato l’interpretazione per favorire il ristoro delle vittime. Ma nel caso di Modena, l’inseguimento mirato di pedoni e ciclisti, il tentativo di fuga armato di coltello e le parole raccolte dagli inquirenti potrebbero orientare i giudici verso la natura intenzionale del gesto. Nei giorni scorsi, la sorella di El Koudri, Carmen, ha chiesto scusa in lacrime, dichiarando di non sapere «se riuscirò più a guardarlo»; un dolore privato che non modifica però la sostanza penale dell’accaduto.

I tempi lunghi della giustizia e l’attesa delle vittime

Per gli otto feriti – tra cui la turista tedesca a cui sono state tranciate le gambe – la via risarcitoria sarà dunque lunga e incerta. Nessun risarcimento automatico né tantomeno immediato. Dovranno prima attendere l’eventuale condanna in primo grado, poi eventualmente costituirsi parte civile, quindi agire contro il Fondo di garanzia qualora la compagnia rifiuti la copertura. Un percorso che può durare anni, in cui il solo dato certo è l’assenza di risposte rapide. Luca Signorelli, il programmatore modenese che ha inseguito e bloccato l’aggressore rimanendo ferito alla testa, diventato suo malgrado il volto del senso civico della città, ha dichiarato in televisione – a “PiazzaPulita” su La7 – che «c’è solo una nazionalità, l’umanità», allontanando così ogni tentazione di strumentalizzazione politica. Ma la sua ferita, come quelle degli altri sette, non sarà saldata da un principio, bensì da un euro che qualcuno dovrà pur versare. E al momento nessuno, né il Tribunale né le assicurazioni, sa ancora chi sarà quel qualcuno.

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