Germania e Italia guidano l'offensiva per rivedere lo stop ai motori a combustione nel 2035
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Redazione Economia
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Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha dichiarato con fermezza che "non ci deve essere un taglio drastico dei motori a combustione nel 2035", posizionando la Germania, la cui industria automobilistica è un pilastro economico di inestimabile valore, alla guida di un fronte di paesi determinati a rivedere le scadenze imposte dalla transizione ecologica. Queste affermazioni, rilasciate al termine di un vertice con i big del settore, non costituiscono una semplice presa di posizione ma preludono a una formale richiesta che Berlino si appresta a presentare all'Unione Europea, nella quale chiederà, come ha precisato lo stesso cancelliere, una maggiore "flessibilità" per le case costruttrici. L'obiettivo negoziale, che si delinea con chiarezza, è quello di permettere la produzione di veicoli ibridi oltre la fatidica data, trattando il 2035 non come un termine perentorio bensì come un "principio" guida da interpretare con pragmatismo.
L'azione diplomatica italiana e la costruzione di una maggioranza
Sul medesimo solco si inserisce la narrazione trionfante del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il quale, in Parlamento, ha cantato vittoria per un'azione diplomatica che, partendo da una posizione iniziale di isolamento, è riuscita a coagulare consensi attorno alla necessità di correggere quelle che vengono definite, senza mezzi termini, "le follie del Green Deal". Se la Germania agisce spinta dalle pressanti esigenze di un comparto industriale di primaria importanza, l'Italia rivendica il merito di aver saputo costruire un'alleanza, un fatto politico di non poco conto che dimostra come la transizione ambientale, per essere realmente perseguita, debba essere calibrata in modo da non strangolare la capacità produttiva e competitiva delle imprese. È questo, in sostanza, il cuore di una battaglia che va ben oltre la questione tecnica dei propulsori e tocca il delicato equilibrio tra ambizioni climatiche e realtà economico-industriali.
L'accordo interno tedesco e i fondi per l'elettrico
Sebbene la linea ufficiale del governo Merz appaia ora compatta nell'obiettivo di ammorbidire i termini europei, il percorso interno per giungere a una posizione condivisa è stato tutt'altro che semplice, rivelando profonde divisioni che hanno attraversato sia la Cdu/Csu che la Spd. Proprio in questo contesto, un accordo faticosamente raggiunto in una riunione di maggioranza protrattasi fino a notte fonda ha stanziato tre miliardi di euro, destinati a promuovere l'elettromobilità entro il 2029. Questo impegno finanziario, significativo, dimostra come la strategia tedesca non sia di mero ostruzionismo ma tenti di conciliare il sostegno alla tecnologia del futuro con la richiesta di tempi più lunghi e realistici per un abbandono completo dei motori termici, di cui quelli ibridi rappresentano una fase di transizione tecnologicamente avanzata e industrialmente sostenibile.
La prossima offensiva negoziale a Bruxelles
Con l'annuncio dell'imminente presentazione della richiesta formale a Bruxelles, l'offensiva per rivedere lo stop alle auto con motore tradizionale entra dunque nella sua fase cruciale. La posizione comune che Germania e Italia, assieme ad altri partner, porteranno al tavolo delle trattative europee si basa su un approccio che, pur non rinnegando gli obiettivi di lungo periodo della decarbonizzazione, insiste sulla necessità di una transizione pragmatica e non traumatica. La posta in gioco è alta, poiché coinvolge non solo il destino di migliaia di posti di lavoro e intere filiere produttive, ma ridefinisce anche i metodi e i tempi con cui l'intera Unione Europea intende perseguire la sua strategia ambientale, bilanciando idealismo ecologista e concretezza industriale.




