Barelli lascia la guida dei deputati di Forza Italia: “I partiti si guidano dall’interno”
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Dopo settimane di nervosismi mai apertamente dichiarati – ma che avevano trasformato il clima interno in quella che i suoi fedelissimi, tra cui lo stesso segretario Antonio Tajani, non hanno esitato a definire una sorta di “massacro” mediatico – Paolo Barelli ha ufficialmente annunciato la conclusione della sua esperienza alla presidenza del gruppo di Forza Italia alla Camera. L’annuncio, arrivato tramite una nota diffusa nella tarda serata di ieri, segue di poche ore le sue rassicuranti dichiarazioni rese ai cronisti all’ingresso di palazzo Chigi, dove aveva invece smentito le voci circolanti; lì, l’ormai ex capogruppo aveva infatti precisato di non essersi dimesso, rivendicando la legittimità del suo mandato e sottolineando come il suo unico riferimento fosse il gruppo parlamentare, e non certo pressioni esterne.
L’addio formale e la convocazione dell’assemblea
Nella nota, che porta la data del 13 aprile, Barelli ha comunicato di aver convocato l’assemblea dei deputati azzurri per la serata di martedì 14 aprile, subito dopo i lavori a Montecitorio. All’ordine del giorno, inserito nella convocazione diramata ai diretti interessati, figura l’elezione del nuovo presidente del gruppo: un passaggio formale, se si considera che il successore è già stato individuato. “Considerando conclusa la mia esperienza di presidente – si legge nel testo diffuso dal diretto interessato – formulerò una proposta per la successione a questo incarico”, ha scritto Barelli, aggiungendo la sua ferma intenzione di continuare a sostenere l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Pur lasciando la guida dei deputati, l’esponente azzurro ha quindi voluto ribadire la propria fedeltà alla coalizione, cercando di scongiurare interpretazioni che potessero leggere il suo passo indietro come una rottura con il governo.
La frecciata ai Berlusconi e la questione della leadership
Se il tono della nota ufficiale è istituzionale, le dichiarazioni rilasciate a caldo fuori da palazzo Chigi raccontano una verità più sfumata e certamente meno conciliante. Interrogato sul ruolo dei fratelli Marina e Pier Silvio Berlusconi – ritenuti i veri artefici del rimpasto che ha portato prima alla sostituzione di Maurizio Gasparri al Senato con Stefania Craxi e ora all’allontanamento suo alla Camera – Barelli ha infatti lasciato cadere una stoccata a effetto. “Normalmente i partiti si guidano dall’interno”, ha detto l’ormai ex presidente dei deputati, con una frase che suona come una chiara rivendicazione dell’autonomia parlamentare rispetto alle direttive provenienti da Cologno Monzese o da Arcore. Pur riconoscendo ai figli del fondatore “un amore scontato per il partito che è carne della loro carne”, Barelli ha sottolineato come la quotidianità politica sia un’altra cosa, suggerendo implicitamente che il rinnovamento chiesto dalla famiglia Berlusconi non sempre tiene conto delle dinamiche reali del gruppo.
I numeri di una gestione e la successione di Enrico Costa
L’uscita di scena di Barelli, che rivendica con orgoglio il ruolo avuto nella ricostruzione del partito dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, arriva accompagnata da un dato statistico da lui stesso più volte ripetuto ai cronisti. “Quando fui eletto – ha ricordato – i parlamentari erano 44, come i gatti; oggi siamo 54, dieci in più, un incremento del 25 per cento”. Una crescita che, secondo la sua lettura, dimostrerebbe l’efficacia del suo operato e la fiducia riposta in lui dagli eletti, i quali, ha tenuto a precisare, “non hanno ricevuto promesse in cambio”. Il nome che farà da spartiacque per il futuro immediato del partito è quello di Enrico Costa. Già indicato nel vertice di Cologno Monzese che ha visto confrontarsi Tajani con i vertici di Fininvest, Costa è l’uomo scelto dalla famiglia per traghettare il gruppo verso la nuova fase politica. Di lui, Barelli ha voluto sottolineare un legame personale – “è un mio amico, sta in Forza Italia grazie a me” – quasi a rivendicare anche sul successore una patente di paternità politica.




