Barelli, il passo indietro: «Mi scelse Berlusconi, FI si guida dall’interno»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’operazione, orchestrata nei giorni scorsi nel vertice di Cologno Monzese e rifinita dal mediatore Gianni Letta, ha comunque innescato una scossa tellurica nei delicati equilibri del partito. Barelli, arrivato a Montecitorio scuro in volto dopo un passaggio a Palazzo Chigi – dove ha assicurato di aver incontrato solo funzionari per parlare di sanità, incassando una secca smentita sulle voci di una richiesta di poltrona – ha lasciato intendere che la decisione non è stata affatto indolore. «Normalmente i partiti si guidano dall’interno», ha ribadito con una frase che brucia come un atto d’accusa verso chi, pur non sedendo in Parlamento, continua a dettare l’agenda del centrodestra. E se da un lato ha riconosciuto l’«affetto scontato» dei figli del fondatore per una creatura politica che è «carne della loro carne», dall’altro ha rivendicato con orgoglio il lavoro fatto: «Quando fui eletto eravamo 44 parlamentari, oggi siamo 54. Questi dieci in più sono venuti perché hanno fiducia nel gruppo e in me».

La regia di Letta e il profilo del successore

**L’uomo designato a raccogliere un testimone così pesante – e a gestire le conseguenze di questo terremoto interno – è Enrico Costa, figura politica dal curriculum complesso e, per certi versi, controcorrente rispetto alla tradizione azzurra più ortodossa.** Costa, che vanta un passato da ministro per gli Affari Regionali e una recente parentesi in Azione al fianco di Carlo Calenda, è rientrato nel partito solo nel settembre del 2024; un’operazione di riavvicinamento che, non a caso, era stata patrocinata proprio da chi oggi lo sostituisce, ovvero Barelli, che gli aveva trovato posto come vicepresidente della commissione Giustizia. La sua nomina, tuttavia, non è stata una formalità: fonti interne rivelano che la riunione per eleggerlo, fissata per questa sera alle 20 nella sala Colletti di Montecitorio, rischiava di arenarsi di fronte alle perplessità di una parte consistente dei deputati, i quali lo percepivano come una soluzione «troppo esterna» al movimento. È stato a quel punto che è entrata in scena la regia di Gianni Letta, il quale ha tessuto la tela necessaria per trasformare una candidatura inizialmente divisiva in una proposta unitaria, capace di mettere d’accordo le diverse anime del partito.

Le tensioni e i malumori nel gruppo parlamentare

**L’atmosfera a Montecitorio, nelle ore precedenti l’ufficializzazione, era carica di una tensione palpabile, testimoniata dalle parole e dai gesti di chi ha vissuto questo avvicendamento come un vero e proprio esautoramento.** Barelli, nel tentativo di sdrammatizzare, ha scherzato sulla sua passione per il nuoto – «morto un Papa se ne fa un altro, andiamo tutti in piscina» – ma la frecciata ai vertici dell’azienda di famiglia è arrivata dritta al bersaglio quando ha sottolineato come «i partiti non si guidano dall’esterno». Un attacco velato che mette in luce un malcontento profondo, non solo personale ma anche politico, contro l’ingerenza percepita come invasiva di Marina e Pier Silvio Berlusconi. La questione, del resto, va oltre il semplice ricambio generazionale: tocca il delicato nodo della leadership e della autonomia decisionale del segretario Antonio Tajani, il quale – trovandosi a dover gestire la sostituzione del proprio consuocero – ha visto indebolita la propria posizione sia all’interno del partito che nella coalizione di governo.

L’assegnazione degli incarichi e lo scenario delle nomine

**Se il passo indietro di Barelli è ormai ufficiale, resta ancora da definire il puzzle della sua ricollocazione istituzionale, una partita che si giocherà probabilmente nel prossimo Consiglio dei ministri.** Tra le ipotesi circolate con maggiore insistenza, c’è quella che vorrebbe Barelli sottosegretario al ministero per i Rapporti con il Parlamento – una casella attualmente occupata da Matilde Siracusano – oppure un ruolo di peso alla presidenza di una bicamerale. Tuttavia, l’operazione si intreccia con altri dossier aperti: se Forza Italia dovesse ottenere un nuovo sottosegretario, la Lega di Matteo Salvini è pronta a battere cassa chiedendo la presidenza della Consob per Federico Freni. Intanto, mentre a Roma si ricompongono i cocci di questa ennesima scossa, l’attenzione si sposta sui territori: i congressi regionali, caldeggiati da Tajani per dare slancio al partito, sono stati congelati in attesa di una linea comune che eviti nuove lacerazioni. Barelli, da par suo, ha già avvertito che il nuoto non lo lascerà mai: «Io galleggio, sono capace di nuotare, salvo la vita agli altri».

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