Paolo Barelli lascia la guida dei deputati di Forza Italia e annuncia: "Proporrò il successore"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La lunga scia di scosse telluriche che attraversano Forza Italia dopo la batosta referendaria – e che aveva già spazzato via Maurizio Gasparri dalla leadership dei senatori, sostituito da Stefania Craxi -5 – ha trovato il suo definitivo epilogo anche a Montecitorio. Paolo Barelli, presidente del gruppo alla Camera e figura tra le più vicine al segretario Antonio Tajani (tanto da esserne anche consuocero), ha ufficializzato la propria uscita di scena con una nota che lascia poco spazio a interpretazioni: "Ho convocato l'assemblea del gruppo parlamentare per domani sera – si legge nel comunicato – e, in quella sede, considerando conclusa la mia esperienza di presidente, formulerò una proposta per la successione a questo incarico".

Il passo indietro, avvenuto nonostante una mattinata trascorsa a negare l’esistenza di dimissioni in tronco -7, segue di fatto le direttive emerse dal vertice di Cologno Monzese della scorsa settimana. In quell’occasione, un incontro durato oltre quattro ore tra Antonio Tajani, i figli del fondatore (Marina e Piersilvio Berlusconi) e l’inesauribile Gianni Letta, aveva sancito la necessità di un ricambio ai vertici parlamentari per imprimere una svolta dopo il voto. Per la successione, il nome caldeggiato dal partito e dallo stesso Barelli è quello di Enrico Costa, che l’uscente ha descritto come "un mio amico, sta in Forza Italia grazie a me". L’assemblea è stata convocata per le 20 di martedì, subito dopo i lavori d’aula, e avrà all’ordine del giorno l’elezione del nuovo presidente del Gruppo.

La stoccata ai Berlusconi e la difesa del suo operato

Non è stato un addio silenzioso. Nelle ore concitate che hanno preceduto l’annuncio formale, Barelli – ex campione di nuoto e presidente della Federnuoto – ha incassato la richiesta di rinnovamento proveniente dalla famiglia che controlla il partito, ma lo ha fatto con una certa dose di pungente ironia. Intercettato dai cronisti all’uscita di Palazzo Chigi (dove si era recato per questioni sanitarie, assicurando di non aver incontrato la premier Giorgia Meloni), alla domanda se i fratelli Berlusconi stiano guidando positivamente il movimento, la risposta è apparsa come una vera e propria stilettata: "Oddio, voglio dire, normalmente i partiti si guidano dall'interno, no?".

Riconoscendo il "legittimo affetto" degli eredi per l’opera del padre, Barelli ha voluto marcare una linea di demarcazione netta tra l’amore per la "creatura" e la gestione quotidiana della macchina politica. "Loro hanno un affetto scontato per il partito, che è carne della loro carne – ha spiegato –. Dopodiché c’è la quotidianità e bisogna starci dentro". Una frecciata, questa, che sembra voler rivendicare l’autonomia del ceto politico azzurro rispetto alle direttive calate da Cologno Monzese, dove hanno sede gli uffici Mediaset. Barelli ha inoltre rivendicato con forza i numeri della sua gestione, ricordando come il gruppo sia passato da 44 a 54 eletti, con un incremento superiore al 25%: "A loro non è stato promesso nulla, sono venuti perché hanno fiducia nel capogruppo".

Il rimpasto silenzioso e la successione annunciata

L’operazione di ricambio, sebbene formalmente demandata al voto dei parlamentari, è stata decisa ai piani alti del partito. Dopo l’avvicendamento Gasparri-Craxi a Palazzo Madama, imposto da una raccolta di firme orchestrata da Claudio Lotito, la patata bollente era rimasta sul tavolo della Camera. Barelli, che inizialmente sembrava intenzionato a resistere nella propria poltrona (sfoderando anzi il proverbio "Morto un papa se ne fa un altro"), ha infine dovuto prendere atto della volontà di rinnovamento caldeggiata dalla famiglia del fondatore. Il fatto che la proposta per la successione – ovvero il nome di Enrico Costa – fosse già pronta nel cassetto ancor prima che l’assemblea venisse convocata, la dice lunga su dove sia stata presa la decisione reale.

Costa, che siede a Montecitorio e ha un passato politico che lo ha visto transitare per il Nuovo Centrodestra e persino per Azione prima di approdare in Forza Italia, rappresenta la scelta del segretario Tajani per mantenere un profilo di continuità nonostante il rimpasto. Barelli, da parte sua, ha tenuto a precisare che non intende abbandonare la politica attiva né, tantomeno, la sua attività di presidente della Federazione Italiana Nuoto. "Il mio non è un incarico a tempo indeterminato – ha tagliato corto –. Ho tanti impegni e funzioni da svolgere, sia in ambito politico che fuori". L’addio alla guida dei deputati rappresenta così la fine di un’era per l’ala più fedele a Tajani, ma non necessariamente l’uscita di scena del diretto interessato, che continuerà a sedere tra i banchi del centrodestra sostenendo l’esecutivo guidato da Meloni.

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