Barelli lascia la capogruppo, Costa prende il suo posto: per l’ex fedelissimo si apre la porta del viceministero ai Rapporti con il Parlamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il puzzle dei vertici parlamentari di Forza Italia trova un incastro, seppur ancora provvisorio, nella serata di oggi. Dopo giorni di trattative serrate, condotte principalmente tra il segretario Antonio Tajani e i vertici della famiglia Berlusconi (incontratisi a Cologno Monzese), il gruppo alla Camera ha eletto per acclamazione Enrico Costa come nuovo capogruppo. L’operazione, che era nell’aria da settimane, sancisce il definitivo avvicendamento con Paolo Barelli, il quale – uscendo di scena da Montecitorio – si appresta a varcare la porta di Palazzo Chigi con un incarico di peso: quello di viceministro per i Rapporti con il Parlamento. L’intesa, maturata anche grazie al lavoro di sminamento degli sherpa di maggioranza, evita così la temuta frattura interna che avrebbe potuto mettere in crisi l’equilibrio del centrodestra.

Il passo indietro di Barelli e la stoccata ai figli del fondatore

La resa di Paolo Barelli, va detto, non è stata né immediata né priva di scossoni. Il clima nei giorni precedenti al vertice era teso, alimentato da dichiarazioni che lasciavano trapelare più di un malumore. Barelli, dopo l’incontro a Palazzo Chigi con Giovanbattista Fazzolari (e, secondo alcune fonti, con la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni), ha formalizzato le dimissioni con una frase che suona come una vera e propria frecciata indirizzata a chi ha guidato l’operazione da fuori: "Normalmente i partiti si guidano dall’interno". Una critica velata ai figli di Silvio Berlusconi, Marina e Pier Silvio, ritenuti i principali artefici di questo rimpasto che ha portato all’uscita di scena del fedelissimo di Tajani. Barelli ha rivendicato il lavoro fatto alla guida dei deputati – ricordando l’incremento del gruppo da 44 a 54 parlamentari – e, pur accettando il nuovo ruolo, ha voluto sottolineare la sua "indispensabilità" relativa, scherzando sul fatto che "morto un Papa se ne fa un altro".

Enrico Costa alla guida: l’acclamazione e le parole d’ordine

Dall’altra parte della barricata, per usare un eufemismo, c’è ora Enrico Costa. La sua elezione, avvenuta per acclamazione nella riunione del gruppo a Palazzo Montecitorio, è stata priva di colpi di scena grazie all’accordo siglato nei giorni precedenti che lo vedeva come unico candidato. Nel suo primo intervento da nuovo capogruppo, Costa ha subito cercato di ricucire lo straccio del dialogo, ricordando la figura del fondatore Silvio Berlusconi e lanciando due parole d’ordine chiare: coesione e competenza. Per lui, il passaggio di consegne rappresenta un’ascesa nel partito, ma anche un banco di prova delicato: dovrà gestire le anime del gruppo – tra minoranze che chiedono un "reset totale" e maggioranza tajaniana – senza lasciare che le scorie della trattativa si trasformino in una guerriglia interna che potrebbe logorare l’immagine del partito in vista delle prossime scadenze di governo.

Le poltrone e le incompatibilità: la soluzione del viceministero

Se Barelli lascia un seggio, lo fa per sedersi su una poltrona di sottogoverno che sembra studiata su misura per le sue esigenze. Il ruolo di viceministro per i Rapporti con il Parlamento, che fa capo al dicastero guidato dal meloniano Luca Ciriani, presenta una caratteristica tecnica fondamentale per l’ex capogruppo: è un incarico senza portafoglio. Questo dettaglio non è secondario, perché Barelli ricopre anche la carica di presidente della Federnuoto, un ruolo che non avrebbe potuto conciliare con un ministero tecnico "con portafoglio" (come era stato ipotizzato in precedenza per il Mimit). L’intesa trovata gli consente dunque di mantenere la guida della federazione, risolvendo il principale ostacolo giuridico che aveva finora rallentato la sua exit strategy. La nomina, che potrebbe arrivare ufficialmente dal prossimo Consiglio dei ministri, chiude così un cerchio apertosi con il referendum e con la volontà della famiglia di dare un segnale di rinnovamento all’apparato del partito.

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