Inflazione Tokyo sale al 2,7%: la BoJ valuta nuovi rialzi dei tassi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’inflazione a Tokyo è salita al 2,7% a settembre, segnando una nuova accelerazione dei prezzi nell’area della capitale giapponese e superando nuovamente l’obiettivo fissato dalla Banca del Giappone. Il dato, rilevato dall’Ufficio statistiche del Giappone, rappresenta l’aumento più significativo da novembre 2025 e rafforza l’attenzione sui prossimi orientamenti della politica monetaria nipponica.

Prezzi più alti e pressione sulla politica monetaria giapponese

L’indice dei prezzi al consumo di Tokyo al netto degli alimentari freschi è cresciuto del 2,7% su base annua, rispetto all’1,8% di agosto, superando anche le attese degli economisti che indicavano un incremento del 2,4%. L’accelerazione ha riportato l’inflazione oltre il livello del 2% considerato dalla Bank of Japan come riferimento, dopo nove mesi in cui il dato della capitale era rimasto sotto quella soglia.

A sostenere la crescita dei prezzi sono stati soprattutto i rincari dell’energia, legati all’aumento del petrolio nel contesto delle tensioni in Medio Oriente, insieme agli effetti dei costi più elevati delle materie prime. Il governo giapponese ha aumentato i sussidi sulla benzina per contenere l’impatto sui consumatori, ma la pressione sui prezzi è rimasta evidente.

Il dato di Tokyo viene seguito con particolare attenzione perché spesso anticipa le tendenze dell’inflazione nazionale. La misura che esclude anche gli effetti di alimentari freschi e carburanti ha registrato un incremento del 3%, evidenziando una crescita più ampia che coinvolge beni di uso quotidiano e altri comparti dell’economia.

La svolta della BoJ dopo gli anni della deflazione

Per il Giappone l’aumento dell’inflazione rappresenta un passaggio significativo dopo circa trent’anni caratterizzati dalla lotta contro la deflazione. La Banca del Giappone ha progressivamente abbandonato la politica ultra-accomodante e a settembre ha portato il tasso di riferimento all’1,25%, il livello più alto degli ultimi 31 anni.

La crescita dei prezzi rafforza le valutazioni interne alla banca centrale sulla necessità di mantenere sotto controllo le pressioni inflazionistiche. I responsabili della politica monetaria stanno osservando anche l’andamento dei salari, delle aspettative di inflazione e la capacità delle imprese di trasferire sui prezzi finali l’aumento dei costi di produzione.

Il prossimo aggiornamento delle prospettive economiche della BoJ sarà un elemento centrale per valutare l’evoluzione della strategia monetaria. La banca centrale giapponese ha indicato che le decisioni future dipenderanno dall’andamento dell’inflazione sottostante e dai rischi legati ai prezzi energetici e al cambio dello yen.

Le conseguenze sui mercati finanziari internazionali

L’accelerazione dei prezzi in Giappone viene osservata anche dagli investitori globali perché può influenzare il percorso dei tassi di interesse e i rendimenti dei titoli di Stato. Un’ulteriore stretta della politica monetaria nipponica potrebbe modificare le aspettative sui mercati obbligazionari e sui movimenti valutari, in particolare sullo yen.

Il quadro internazionale resta condizionato anche dalle altre principali banche centrali, che stanno valutando l’impatto dell’inflazione e delle condizioni economiche sulle proprie decisioni. I dati giapponesi arrivano mentre gli operatori finanziari monitorano il rapporto tra crescita dei prezzi, costo del denaro e sostenibilità della ripresa.

Tra gli elementi analizzati dalla Banca del Giappone rientrano anche gli effetti delle tensioni geopolitiche sui costi energetici e l’evoluzione delle aspettative delle famiglie e delle imprese, fattori considerati rilevanti per la stabilità dell’inflazione nel medio periodo.

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