Banda del kalashnikov a Palermo, fermate 22 persone dopo gli attentati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I Carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno fermato 22 persone ritenute coinvolte nella cosiddetta banda del kalashnikov, accusata di una serie di attentati e intimidazioni contro commercianti e imprenditori del territorio. Il provvedimento è stato eseguito nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia guidata da Maurizio De Lucia e riguarda persone ritenute, a vario titolo, mandanti ed esecutori delle azioni criminali registrate negli ultimi mesi. Gli episodi contestati si sono concentrati nel territorio del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo, con una lunga scia di attacchi iniziata dal novembre 2025 e proseguita fino ai giorni scorsi.

Gli attentati contro commercianti e imprenditori a Palermo

Secondo quanto emerso dall’indagine, gli indagati sarebbero responsabili di una serie di intimidazioni rivolte ad attività commerciali e imprenditori palermitani. Tra gli episodi contestati compare anche l’attacco ai danni di Sicily by Car, inserito dagli investigatori nella ricostruzione della rete di attentati che ha interessato la città. Il provvedimento cautelare ha coinvolto 22 persone, sette delle quali erano già detenute e hanno ricevuto la notifica del fermo in carcere. Le accuse riguardano il ruolo ricoperto nelle azioni intimidatorie, con una distinzione tra chi avrebbe organizzato gli attacchi e chi sarebbe stato incaricato di eseguirli.

L’inchiesta ha portato gli investigatori a ricostruire il funzionamento di un gruppo definito dagli stessi inquirenti come banda del kalashnikov, per il tipo di modalità utilizzate negli attentati. Le intimidazioni sarebbero state messe in atto con l’obiettivo di colpire commercianti e imprenditori attraverso azioni coordinate. Gli episodi analizzati dai Carabinieri si sono susseguiti per mesi nell’area di Tommaso Natale-San Lorenzo, facendo emergere una struttura organizzata composta da persone ritenute coinvolte in diversi ruoli all’interno della presunta attività criminale.

Il ruolo attribuito a Salvatore Verga nell’indagine

Tra le persone coinvolte nell’inchiesta figura Salvatore Verga, 35 anni, indicato dagli investigatori come una delle figure centrali nella gestione delle intimidazioni. Secondo la ricostruzione emersa dall’indagine, avrebbe continuato a impartire indicazioni dal carcere ai suoi uomini attraverso uno smartphone entrato nella struttura penitenziaria grazie ai suoi contatti. Gli investigatori gli attribuiscono il ruolo di mandante di una serie di attentati definiti “pocket coffee”, con riferimento agli attacchi eseguiti a colpi di kalashnikov contro commercianti e imprenditori.

Le comunicazioni analizzate dagli investigatori avrebbero mostrato una pianificazione quotidiana delle azioni intimidatorie. I numeri utilizzati dai presunti componenti del gruppo sarebbero stati memorizzati con simboli e riferimenti legati alle bombe, elemento che secondo l’accusa avrebbe caratterizzato l’organizzazione interna della banda. L’indagine ha quindi ricostruito una rete di rapporti tra persone ritenute coinvolte negli attentati, nelle pressioni ai danni delle attività economiche e nella gestione delle disposizioni provenienti dall’interno del carcere.

L’operazione dei Carabinieri e il provvedimento della Dda

Il fermo eseguito dai Carabinieri del Comando provinciale di Palermo è arrivato al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. La Procura guidata da Maurizio De Lucia ha disposto il provvedimento nei confronti delle persone ritenute coinvolte nella lunga escalation criminale che ha interessato Palermo negli ultimi mesi. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di essere autori e mandanti degli attentati e delle intimidazioni contestate.

La misura riguarda una fase dell’indagine dedicata alla ricostruzione degli episodi avvenuti dal novembre 2025 fino ai giorni precedenti al fermo. I Carabinieri hanno concentrato l’attenzione sugli attacchi verificati nel mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo e sui collegamenti tra i diversi episodi contestati. Il quadro investigativo comprende anche le accuse relative agli episodi che hanno coinvolto attività commerciali e imprenditori della zona, tra cui il caso Sicily by Car.

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