Sinner, il giallo del ginocchio tra terapie conservative e l'ombra dell'intervento
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Redazione Salute
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Un ginocchio può risultare clinicamente “guarito” dagli esami strumentali eppure non essere in grado di sostenere la sollecitazione di un set di tennis professionistico. È la contraddizione apparente che continua a tenere Jannik Sinner lontano dai campi da ormai tre mesi e che si è materializzata nell’ennesimo forfait: dopo Pechino, il numero uno al mondo ha rinunciato anche al Masters 1000 di Shanghai, in programma dal 7 al 18 ottobre sul cemento cinese.
L’annuncio è arrivato direttamente dai canali social del tennista altoatesino: «Purtroppo non potrò giocare il Rolex Shanghai Masters quest’anno, come avevo sperato. Mi piace sempre giocare davanti ai tifosi di Shanghai e mi dispiace molto non poterlo fare la prossima settimana». Parole che confermano come la strada verso il recupero sia ancora tutta in salita.
Il consulto a Lione e la terapia conservativa
La decisione di saltare l’appuntamento cinese è maturata all’indomani di un consulto riservato a Lione con Bertrand Sonnery-Cottet, chirurgo ortopedico francese specializzato nelle patologie del ginocchio, noto per aver operato diversi calciatori della Juventus e per aver visitato Kylian Mbappé. Secondo quanto filtra dalla Francia, lo specialista avrebbe consigliato di evitare l’intervento chirurgico e di proseguire con un trattamento conservativo.
Il problema sarebbe riconducibile a un’infiammazione ai tendini del ginocchio destro, una condizione che tiene l’azzurro lontano dalle competizioni dalla finale di Wimbledon del 12 luglio, vinta contro Alexander Zverev. Dopo i controlli a Milano e le settimane di riabilitazione al J Medical di Torino, erano già saltati i tornei di Montreal, Cincinnati, gli Us Open e l’Atp di Pechino.
La presenza di Sinner a Lione era stata inizialmente individuata attraverso una fotografia pubblicata sui social da una tifosa e poi rimossa, a conferma di una gestione della vicenda improntata alla massima riservatezza.
Le voci critiche di Barazzutti sulla comunicazione
A rompere il silenzio attorno alle condizioni fisiche del campione è stato Corrado Barazzutti, ex capitano della nazionale italiana di Coppa Davis. In un’intervista al Corriere della Sera, Barazzutti ha puntato il dito contro la gestione mediatica dello staff di Sinner: «Un po’ più di trasparenza nella comunicazione, da parte del suo staff, sarebbe meglio. Tutti questi silenzi: perché? Non c’è niente di male a dire le cose alla luce del sole, basterebbe un medico che spiegasse: ha questo problema fisico, dovrà curarsi così e colà, rientrerà ragionevolmente per una certa data».
L’ex tennista ha poi respinto l’ipotesi di un blocco psicologico dietro i continui rinvii, definendola «sciocchezze»: «Sono convinto che si tratti di un problema fisico non ancora risolto. Credo faccia bene a prendere tempo se non si sente ancora a posto: a volte è importante rallentare, ascoltare il proprio corpo».
Il calendario incerto e il rischio classifica
Il forfait di Shanghai apre scenari delicati anche sul fronte del ranking mondiale. Il prossimo appuntamento in calendario sarebbe il Six Kings Slam di Riad, in programma dal 21 al 24 ottobre, un’esibizione che offrirebbe a Sinner un contesto a bassa pressione per testare le condizioni del ginocchio. Tuttavia, la partecipazione resta in forte dubbio e gli organizzatori avrebbero già iniziato a valutare possibili sostituti, tra cui Daniil Medvedev e Ben Shelton.
La vera incognita riguarda il prosieguo della stagione: a oggi Sinner risulta iscritto all’Atp di Vienna, in programma dal 26 ottobre, ma l’obiettivo dichiarato restano le Atp Finals di Torino. Alexander Zverev, numero due del ranking, avrebbe la concreta possibilità di scavalcare l’azzurro in vetta alla classifica in caso di doppio successo a Pechino e Shanghai, ma il tedesco è stato sconfitto proprio a Pechino, lasciando a Sinner la vetta del ranking.
L’analisi medica e la prudenza dello staff
Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento, ha offerto un’analisi tecnica della situazione sulle colonne di Adnkronos Salute: «La scelta di prolungare lo stop conferma come la problematica al ginocchio sia complessa e richieda estrema cautela. La decisione dello staff medico impone la lucida capacità di anteporre la longevità della carriera agonistica all’urgenza del calendario».
Nelle scorse settimane, secondo quanto riportato da più fonti, alcune sessioni di allenamento a Monte-Carlo sarebbero state interrotte dopo pochi minuti, un segnale che la transizione tra il lavoro sul campo e la competizione vera non è ancora garantita. La prudenza resta dunque la linea guida, anche a costo di sacrificare appuntamenti prestigiosi e punti preziosi per la classifica.
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