Sinner salta anche Shanghai: il ginocchio destro allunga l’assenza e il rientro resta senza data
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Redazione Salute
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Jannik Sinner non sarà in campo al Masters 1000 di Shanghai, in programma dal 7 ottobre. Il numero uno del mondo ha annunciato il forfait attraverso un messaggio pubblicato sulle proprie storie Instagram, spiegando di essere dispiaciuto per la rinuncia e di non vedere l’ora di tornare a giocare davanti al pubblico cinese nella prossima edizione.
La decisione arriva a pochi giorni di distanza da quella che aveva già portato l’altoatesino a saltare l’ATP 500 di Pechino, torneo che aveva vinto nella scorsa stagione, e allunga un periodo di inattività che prosegue ormai da quasi tre mesi.
Un problema al ginocchio che non lascia tregua
L’ultima partita ufficiale disputata da Sinner risale alla finale di Wimbledon del 12 luglio, quando aveva battuto Alexander Zverev in quattro set conquistando il quinto titolo Slam della carriera. Da allora, il ginocchio destro è diventato un ostacolo insormontabile: la diagnosi parla di una tendinopatia extra-articolare, un’infiammazione tendinea esterna all’articolazione vera e propria, che non risulta particolarmente grave agli esami ma impedisce al giocatore di sostenere con continuità i carichi di lavoro necessari per tornare in competizione.
Nelle ultime settimane Sinner si è sottoposto a terapie al J Medical di Torino e a un consulto specialistico a Lione, dove ha incontrato il chirurgo ortopedico Bertrand Sonnery-Cottet, noto per aver operato diversi calciatori della Juventus. Secondo quanto filtra, il medico avrebbe sconsigliato l’intervento chirurgico, optando per una terapia conservativa che richiede però tempo e prudenza.
Le rinunce si accumulano e il calendario si svuota
Il forfait di Shanghai non è un caso isolato. Dopo Wimbledon, Sinner aveva già rinunciato ai Masters 1000 di Montreal e Cincinnati, agli US Open e all’ATP 500 di Pechino, collezionando quella che è diventata una delle assenze più lunghe della sua carriera. La sua presenza in Asia era stata data quasi per certa fino a pochi giorni fa, ma le sessioni di allenamento interrotte dopo pochi minuti a Monte-Carlo hanno alimentato i dubbi sulla reale condizione del ginocchio.
Il comunicato diffuso via social non contiene alcun riferimento a una diagnosi dettagliata né a una data di rientro, lasciando aperte tutte le ipotesi sul prosieguo della stagione. Sinner avrebbe dovuto difendere a Shanghai soltanto 50 punti, dopo l’eliminazione al terzo turno dello scorso anno, ma il peso specifico dell’assenza va ben oltre la classifica.
La classifica mondiale e la rincorsa di Zverev
Mentre Sinner resta fermo, Alexander Zverev continua a rosicchiare terreno. Il tedesco, fresco vincitore degli US Open, ha la possibilità matematica di scavalcare l’italiano in testa al ranking ATP: gli basterebbe vincere sia l’ATP 500 di Pechino sia il Masters 1000 di Shanghai per diventare il nuovo numero uno del mondo lunedì 19 ottobre. Zverev deve difendere appena 1.080 punti da qui a fine stagione, contro i 3.550 che gravano su Sinner, ma il margine dell’altoatesino resta comunque considerevole: 1.810 punti di vantaggio nella classifica pubblicata a fine settembre. Il tedesco ha già dimostrato di saper sfruttare le assenze degli avversari, conquistando il Roland Garros in primavera approfittando dell’infortunio di Carlos Alcaraz, e ora si trova nella posizione di chi non ha nulla da perdere.
Le parole di Barazzutti e il precedente di Fognini
Sulla vicenda è intervenuto anche Corrado Barazzutti, ex capitano della squadra italiana di Coppa Davis, che ha espresso il proprio punto di vista in un’intervista al Corriere della Sera. «Evidentemente l’infortunio è serio, non ci ha nemmeno provato», ha dichiarato Barazzutti, sottolineando come la rinuncia a Pechino rendesse prevedibile anche quella a Shanghai, visto che tra i due tornei intercorre soltanto una settimana.
L’ex numero 7 del mondo ha poi ricordato il caso di Fabio Fognini al Roland Garros 2023, quando il ligure scese in campo nonostante il parere contrario dei medici, peggiorando la propria situazione. «Jannik ha sicuramente preso la decisione migliore seguendo il parere dei suoi medici», ha concluso Barazzutti, rimarcando come in situazioni del genere la trasparenza sia un elemento essenziale per comprendere l’evoluzione del recupero.
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