Nuova Legge fondamentale in Vaticano, Leone XIV firma la "costituzione" che apre la presidenza ai non cardinali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Papa Leone XIV ha promulgato il 31 luglio 2026, nella memoria liturgica di sant'Ignazio di Loyola, la nuova Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano. Il testo, che sostituisce integralmente quello emanato da Papa Francesco il 13 maggio 2023, risponde alla necessità – come si legge nella premessa – "di tener conto di nuove esigenze di governo e di alcune importanti modifiche normative intervenute nel corso degli ultimi anni".

L'atto è entrato in vigore immediatamente e rappresenta il quarto aggiornamento della carta costituzionale vaticana dal 1929, andando a consolidare in un unico corpo normativo le riforme già introdotte nei mesi precedenti.

La presidenza della Pontificia Commissione non è più riservata ai cardinali

La novità di maggiore rilievo, che ha catturato l'attenzione degli osservatori, riguarda l'articolo 8 della nuova carta. La precedente formulazione stabiliva che la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano fosse "composta da Cardinali, tra cui il Presidente, e da altri membri"; il nuovo dettato recita invece che l'organo è "composto da Cardinali e da altri Membri, tra cui il Presidente, nominati dal Sommo Pontefice per un quinquennio".

Quel piccolo spostamento lessicale – bastano quattro parole per aprire la porta – sancisce la definitiva abrogazione del vincolo che imponeva la nomina cardinalizia per la presidenza dell'organismo che esercita la funzione legislativa e che al contempo guida il Governatorato, cioè l'apparato amministrativo dello Stato.

La modifica, in realtà, non rappresenta una novità assoluta sul piano fattuale: era già stata introdotta da Leone XIV con un motu proprio del 19 novembre 2025, che aveva abrogato il precedente articolo 8 per sanare una situazione che, di fatto, era già in atto. Dal 1° marzo 2025, infatti, la presidenza della Pontificia Commissione e del Governatorato è affidata a suor Raffaella Petrini, prima donna a ricoprire quell'incarico, nominata da Papa Francesco.

Il motu proprio aveva reso legittima una scelta che altrimenti sarebbe risultata irregolare rispetto all'ordinamento previgente; la nuova Legge fondamentale, ora, trasforma quella deroga in una norma strutturale e permanente, consolidando l'apertura della governance vaticana anche a laici e a figure che non appartengono al Collegio cardinalizio.

Funzioni legislative, esecutive e giudiziarie: i nuovi equilibri

Oltre alla modifica sulla presidenza, il testo – che consta di cinque titoli e venticinque articoli, uno in più rispetto alla versione del 2023 – ridisegna alcuni aspetti dell'organizzazione del potere. Per quanto riguarda la funzione legislativa, l'articolo 7 conferisce alla Pontificia Commissione l'esercizio della potestà normativa, "salvi i casi che il Sommo Pontefice intenda riservare a Sé stesso o delegare eccezionalmente ad altro organo", una precisazione che nel testo precedente non compariva.

Viene inoltre introdotta la possibilità per il Presidente di invitare il Consigliere Generale alle adunanze con funzioni consultive, mentre la stesura di un regolamento interno per la Commissione diventa facoltativa e non più obbligatoria.

Sul fronte esecutivo, l'articolo 16 – che costituisce una delle novità principali – esplicita in modo dettagliato i compiti del Presidente del Governatorato, figura che "assicura il governo dello Stato, sovrintende alla funzione esecutiva e attuativa delle leggi e degli altri atti normativi, impartisce le direttive necessarie per l'organizzazione generale dello Stato, definisce gli indirizzi dell'amministrazione e per la gestione del personale e coordina gli organismi del Governatorato".

Il Presidente è coadiuvato dal Segretario Generale e, ove nominato, dal Vice Segretario Generale; la nuova legge precisa che il Segretario Generale è nominato dal Papa su proposta del Presidente del Governatorato per un quinquennio, mentre il ruolo di Vice ricorre con la formula "ove nominato", a indicare che si tratta di una carica eventuale e non necessaria.

Per quanto concerne la funzione giudiziaria, il testo esce dal generico e indica esplicitamente i nomi degli organi preposti: la giurisdizione è esercitata, in nome del Sommo Pontefice, per le funzioni giudicanti dal Tribunale, dalla Corte d'Appello e dalla Corte di Cassazione; per le funzioni inquirenti e requirenti dall'ufficio del Promotore di giustizia. Il regime giuridico di questi organi rimane demandato alla Legge sull'ordinamento giudiziario, già oggetto di importanti interventi negli ultimi anni per rafforzare gli strumenti di contrasto ai reati economici e finanziari.

La "costitutiva fisionomia" dello Stato vaticano

La nuova Legge fondamentale, che come le precedenti è predisposta – si legge nella nota esplicativa che accompagna il testo – "per dare costitutiva fisionomia allo Stato della Città del Vaticano, ai suoi poteri e all'esercizio delle funzioni che ne derivano", rimane il fondamento e riferimento di ogni altra normativa dello Stato.

Viene confermata la "singolare peculiarità e l'autonomia dell'ordinamento giuridico vaticano" e riaffermato il compito del Governatorato, che con la propria struttura organizzativa concorre alla missione propria dello Stato ed è al servizio del Successore di Pietro, a cui direttamente risponde.

L'architettura istituzionale disegnata dal Trattato Lateranense del 1929 – che assicura alla Santa Sede l'assoluta e visibile indipendenza e la sovranità anche nel campo internazionale – rimane intatta, così come il principio per cui agli organi di governo e a quanti, con diverse funzioni di responsabilità, svolgono stabilmente il loro servizio per lo Stato, è conferito l'esercizio di ogni potere conseguente sul territorio definito dal Trattato.

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