Operazione congiunge tra Spagna e Italia, smantellata la banda dei fantasmi dei furti di gioielli

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Roma. Si erano trasformati in esperti nell’arte di rendersi invisibili, quei ladri itineranti che da anni, forse addirittura un decennio, riuscivano a eludere le maglie della giustizia europea. Una recente operazione congiunta, orchestrata dalla Polizia di Stato italiana e dalla Polizia Nacional spagnola, ha infranto questa coltre di presunta impunità portando all’arresto di quattro cittadini italiani, tutti residenti nella Capitale, accusati di aver messo a segno ventuno colpi in gioiellerie sparse per l’intero territorio spagnolo. Il valore complessivo della refurtiva, secondo una prima sommaria stima fornita dagli inquirenti, supererebbe abbondantemente la soglia dei cinquecentomila euro.

Un modus operandi studiato per non lasciare traccia

Ciò che rendeva particolarmente complessa l’attività investigativa era l’altissima specializzazione mostrata dal gruppo, una vera e propria cellula familiare itinerante. Il loro schema d’azione, ricostruito grazie al meticoloso lavoro di incrocio dei dati tra i due corpi di polizia, era tanto semplice quanto efficace: due donne facevano il loro ingresso nella gioielleria prescelta calandosi nella parte di clienti facoltose e volubili. Con una tecnica quasi coreografica, una delle due avviava una conversazione serrata con il commesso, distraendolo abilmente mentre richiedeva di visionare diversi pezzi esposti in appositi vassoi; l’altra, in quei pochi secondi di disattenzione, sottraeva con destrezza l’intero tappetino contenente i preziosi, facendolo sparire in una borsa capiente o avvolgendolo in un fazzoletto di stoffa. Una volta uscite, il furto era già consumato, spesso senza che il malcapitato dipendente se ne accorgesse prima di diversi minuti.

Il lungo inseguimento e la svolta investigativa

Ma a impressionare gli investigatori, che li hanno definiti dei veri e propri “fantasmi”, non era solo la rapidità nell’azione criminale. A fare la differenza era la maniacale attenzione dedicata alla fase successiva del colpo: quella della fuga e dell’occultamento delle proprie generalità. Secondo quanto emerso dalle indagini, gli indagati adottavano una serie di contromisure estreme per non lasciare scie. Non si registravano mai negli hotel dove pernottavano; utilizzavano auto a noleggio e telefoni cellulari diversi in ogni trasferta, spesso cambiandoli anche più volte durante la stessa “campagna” criminale. Per depistare eventuali pedinamenti o controlli, percorrevano centinaia di chilometri al giorno, spostandosi da una regione all’altra della Spagna senza un itinerario fisso, colpendo e poi allontanandosi velocemente verso una località situata a una distanza variabile tra i cento e i quattrocento chilometri dal luogo del reato. Un simile stile di vita, fatto di trasferte lampo di quattro o cinque giorni, rendeva quasi impossibile per le polizie locali stabilire un collegamento certo tra la presenza dei malviventi sul territorio e i furti registrati.

La svolta decisiva, che ha permesso di riannodare i fili di questa matassa intricata, è arrivata scavando nel passato. Gli inquirenti spagnoli hanno riaperto i dossier di un furto avvenuto nel lontano 2012 a Saragozza, un colpo che presentava identiche caratteristiche a quelli più recenti. In quell’occasione, una delle sospettate era stata fermata, fornendo un volto e un’identità a cui aggrapparsi. Da quel riscontro, risalente a quattordici anni fa, è partita la collaborazione internazionale: le autorità italiane hanno confermato che quella donna faceva parte di un’organizzazione criminale più ampia, ancora attiva e operativa sull’intero continente. Le intercettazioni e i monitoraggi dei movimenti sono proseguiti senza sosta fino al termine del mese scorso.

L’epilogo a Palencia e le accuse formalizzate

Il cerchio si è stretto definitivamente il trenta marzo scorso, quando i sistemi di controllo hanno segnalato l’ingresso in territorio spagnolo di tutti e quattro i membri del gruppo, pronti presumibilmente per una nuova serie di colpi. Un dispositivo coordinato di agenti ha seguito i loro spostamenti giorno per giorno, fino all’intervento decisivo avvenuto il giorno successivo, trentuno marzo, a Palencia. Nel corso della perquisizione personale, ai quattro arrestati – tre uomini e una donna? No, la dinamica operativa vedeva le due donne in prima linea nel furto, supportate da altrettanti complici con ruoli di supporto logistico – sono stati trovati indumenti e travestimenti compatibili con quelli descritti nei verbali dei furti precedenti, oltre a quattromila euro in contanti, probabile provento di recenti attività illecite. Contestualmente, le autorità italiane hanno dato esecuzione a una perquisizione domiciliare presso l’abitazione di uno dei principali indagati a Roma, dove sono stati recuperati ulteriori elementi utili all’accusa. Le accuse, al momento, sono di furto aggravato e associazione per delinquere; tre dei quattro fermati sono stati tradotti in carcere su disposizione dell’autorità giudiziaria spagnola, che ha accolto la richiesta di custodia cautelare.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.