Sfuma il sogno Guardiola, per l'Italia di Maldini e Leonardo è già tempo di Pirlo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Estate di attese, sogni e improvvisi risvegli amari per il calcio italiano, quello che sogna un nuovo inizio dopo l'ennesimo flop mondiale. La risposta che nessuno sperava di ricevere, ma che in molti temevano, è arrivata nella notte tra giovedì e venerdì: Pep Guardiola ha detto no. La chiamata di Paolo Maldini e Leonardo, i nuovi architetti del Club Italia, non è bastata a convincere il tecnico catalano a sposare il progetto di rilancio della Nazionale, un piano ambizioso che ambiva a gettare le basi per un futuro vincente lungo un decennio.

Dopo giorni di riflessione, durante i quali lo spagnolo ha forse perfino immaginato l'emozione di guidare gli Azzurri, hanno prevalso ragioni personali e professionali: la voglia di staccare la spina, di dedicarsi alla famiglia e la difficoltà a immaginarsi in un ruolo che, per sua stessa ammissione, non si sente di svolgere a metà, lontano dal campo e dalla quotidianità del lavoro sul pallone. Un rifiuto che, inevitabilmente, riporta con prepotenza all'ordine del giorno il nome che era già in cima alla lista, in attesa di una risposta che non è mai arrivata.

La scelta obbligata: perché Maldini e Leonardo puntano su Pirlo

Archiviato il sogno Guardiola, il piano B della neonata direzione tecnica si è fatto immediatamente realtà, senza esitazioni né tentennamenti. Quel piano B, a ben vedere, era stato studiato nei minimi dettagli già da tempo: si chiama Andrea Pirlo. Non una scelta di ripiego, a sentire le parole di Maldini e Leonardo, quanto piuttosto il profilo che meglio si sposa con la visione di un calcio moderno, propositivo e basato sulla condivisione che i due dirigenti intendono imprimere a tutta la filiera azzurra.

L'armonia di pensiero, più che il curriculum di successi in panchina, è il fattore che ha pesato nella decisione. Paolo Maldini, che già ai tempi del Milan aveva sognato di poterlo avere come allenatore, vede in Pirlo le qualità giuste per traghettare l'Italia verso un nuovo modo di giocare, fatto di possesso palla, sviluppo del gioco dal basso e valorizzazione della tecnica individuale.

Una scommessa che va oltre il semplice risultato immediato, per abbracciare un progetto di lungo respiro, dove il ct è chiamato a essere parte integrante di un disegno più ampio, condividendo con i vertici federali ogni passo del percorso.

I numeri di un'impresa e le ombre di una scelta che divide

La decisione di puntare su Pirlo non ha mancato di sollevare perplessità e scetticismo, sia nell'opinione pubblica che in alcuni ambienti federali. Il suo curriculum da allenatore, è innegabile, non è quello di un tecnico navigato. Dopo un'esperienza alla Juventus, condita da una Coppa Italia e una Supercoppa, il suo cammino ha toccato tappe come Karagümrük e Sampdoria, non sempre con esiti positivi, per poi concludersi con la promozione in massima serie emiratina alla guida dello United FC di Dubai.

Un palmarès che non scalda i cuori dei tifosi, almeno a giudicare i primi sondaggi, e che fa apparire il nome di Pirlo come un passo indietro rispetto ad altre opzioni considerate più sicure, come quelle di Roberto Mancini o Antonio Conte. Eppure, per il duo Maldini-Leonardo, sono proprio le figure di grande esperienza e carattere come quelle dei due ex ct a rappresentare un ostacolo a un progetto che vuole essere condiviso dal primo all'ultimo giorno, senza contrapposizioni o ingerenze.

La scelta di un profilo più giovane, aperto al dialogo e alla collaborazione, è quindi funzionale a una governance che vuole essere forte e coesa.

Tempi, contratto e il futuro prossimo di una Nazionale nel dubbio

Ora che la strada è spianata, la macchina organizzativa della Figc si è messa in moto per definire gli ultimi dettagli di quella che appare una formalità. Pirlo, che ha già dato la sua disponibilità, dovrà prima risolvere il contratto che lo lega al club di Dubai, ma l'accordo, anche economico, è stato sostanzialmente raggiunto.

Il contratto che andrà a firmare dovrebbe avere una durata almeno fino al Mondiale del 2030, con un ingaggio che si aggirerebbe intorno al milione e mezzo di euro a stagione, una cifra ben lontana da quella che sarebbe servita per Guardiola e anche inferiore a quanto chiesto da Mancini. L'annuncio ufficiale potrebbe arrivare in occasione del Consiglio Federale in programma martedì, giorno in cui il nome di Pirlo verrà comunicato a tutti gli organi federali.

L'attesa è quindi per la firma, mentre la Nazionale cerca di voltare pagina da quella notte di Zenica che l'ha vista esclusa dai Mondiali per la terza volta consecutiva. Una ferita ancora aperta, che il nuovo corso, con le sue scelte controverse e la sua voglia di innovazione, è chiamato a rimarginare, partendo già dagli impegni di Nations League in settembre. Il percorso sarà lungo, ma la direzione, per Maldini e Leonardo, è già segnata.

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