Le città di pianura e l’anno degli outsider ai David di Donatello

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Da decenni, la pubblicazione dei verbali interni dell’Accademia del Cinema Italiano – quelli relativi ai due turni elettorali che portano alle tanto ambite statuette – offre uno spaccato impietoso e insieme rivelatore degli equilibri di potere, delle correnti nascoste e delle mode effimere che attraversano il sistema produttivo nazionale. Quest’anno, complice una tornata segnata da preferenze meno scontate del solito, i numeri parlano chiaro: Le città di pianura, il film che Francesco Sossai ha tratto da una sceneggiatura asciutta e visualmente potente, non solo ha trionfato nella serata finale, ma è stato il favorito dei giurati sin dalla prima votazione, quella decisiva per determinare le candidature, svoltasi tra il 1° e il 25 marzo. E già in quella fase, occorre notarlo, il divario con gli inseguitori risultava netto: un primo posto raccolto con 331 voti, davanti a La grazia di Paolo Sorrentino (fermo a 296), alle Assaggiatrici di Silvio Soldini (210) e a Fuori di Mario Martone (148). Un verdetto, questo, che restituisce l’immagine di un’Accademia meno riverente verso i nomi blasonati e più incline a premiare la forza tellurica di un’opera capace di parlare al pubblico senza bisogno di mediazioni intellettualistiche.

Netflix guida la classifica dei film premiati, ma il fenomeno Sossai è un’altra storia

Se si osserva la graduatoria dei titoli che hanno incassato almeno un David e che contemporaneamente vantano i migliori numeri in streaming, è **Netflix** a occupare la prima posizione grazie a **Buen Camino**, pellicola che ha beneficiato della maggiore capillarità distributiva della piattaforma. Subito alle sue spalle, complice però un percorso inverso – prima le sale, poi le piattaforme –, troviamo proprio **Le città di pianura**, che con le sue otto statuette ha dimostrato come il consenso critico possa tradursi in trazione popolare. A completare il podio c’è **Gioia Mia** (due David), un film che, a differenza dei primi due, è disponibile esclusivamente a noleggio su Prime Video e Apple TV. E qui si annida un’inversione di tendenza: mentre la piattaforma americana capitalizza sulla varietà del suo catalogo, il vero motore dell’attenzione rimane legato a un’opera che, fino a poche settimane fa, molti addetti ai lavori davano per un “caso da festival”, destinato a esaurirsi nei circuiti d’essai. Così non è stato.

Sossai mania, pioggia di prenotazioni: al cinema Italia le repliche volano da 2 a 16

La conferma più clamorosa di questo slancio popolare arriva da un piccolo schermo, anzi da un grande schermo di periferia. Il cinema Italia di via Garibaldi, gestito da Manuele Sangalli, aveva inizialmente programmato, per ragioni legate al turnover delle nuove uscite, due sole repliche del film di Sossai. Ma già prima della cerimonia – e Sangalli lo aveva anticipato a voce bassa con chi frequenta la sala – il titolare aveva in mente di organizzare qualche data aggiuntiva, sospettando che l’interesse non fosse effimero. Poi, nella notte dei David, sono arrivate le otto statuette, e la marea è diventata un’onda. Le prenotazioni, raccontano i tabelloni della biglietteria, hanno preso il sopravvento: così quelle due repliche si sono trasformate in sedici. Un moltiplicatore che racconta meglio di qualsiasi intervista la distanza tra il cinema pensato come merce di nicchia e il cinema che diventa, quasi suo malgrado, evento collettivo.

Dalla sezione Un Certain Regard di Cannes al trionfo romano: il lungo viaggio di un’opera che non voleva essere profetica

Vale la pena ricordare, perché spesso si dimentica, che **Le città di pianura** aveva già fatto parlare di sé molto prima del red carpet romano. La sua presentazione al Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard – storicamente votata alle scoperte e alle vocazioni meno mainstream – era stata salutata come un’autentica rivelazione. Lì il film aveva trovato i primi estimatori internazionali, lì aveva cominciato a circolare quella voce che lo indicava come un’opera capace di raccontare, con un realismo che rasenta il documentario ma non rinuncia mai a una cifra poetica, la fatica e la bellezza delle comunità minori. Poi, nel mezzo, c’è stato il riconoscimento forse più insidioso: quello del pubblico, che spesso uccide le opere di autore o ne decreta la canonizzazione prematura. In questo caso, invece, la catena è stata lineare: Cannes, i passaparola, le sale piene, i David. E adesso, mentre Sossai si gode un successo che gli ha regalato la copertina dei settimanali e l’attenzione di chi fino a ieri lo snobbava come un “provinciale di Belluno”, restano le cifre sul tavolo: 331 voti nel primo turno, otto statuette, sedici repliche in un cinema di quartiere. Un anno da outsider, insomma, in cui la pianura ha scalato la montagna.

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