Perplexity conferma la tabella di marcia per il Ipo nel 2028, mentre OpenAI e Anthropic accelerano verso Wall Street

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si placa, anzi si fa sempre più serrata, la corsa delle regine dell’intelligenza artificiale verso i mercati finanziari statunitensi. Mentre il settore tecnologico trattiene il fiato in vista del doppio debutto – ormai imminente – di colossi come SpaceX e delle loro dirette concorrenti nel campo dell’IA generativa, il ceo di Perplexity, Aravind Srinivas, ha voluto ribadire con chiarezza la strategia della sua azienda, una strategia che, a suo dire, non verrà scalfita dagli eventi esterni.

In un’intervista rilasciata alla CNBC e andata in onda martedì, Srinivas ha messo nero su bianco un cronoprogramma ben preciso: l’approdo in Borsa è fissato per il 2028, indipendentemente dall’accoglienza che il mercato riserverà alle imminenti offerte pubbliche iniziali di OpenAI e Anthropic.

Una dichiarazione, quest’ultima, che arriva a pochi giorni di distanza dalla presentazione, da parte di OpenAI, del proprio prospetto confidenziale alla Securities and Exchange Commission, una mossa che segue di circa una settimana quella analoga del rivale Anthropic e che anticipa di pochissimo il debutto sul Nasdaq di SpaceX, la società di Elon Musk, previsto per il 12 giugno.

La tabella di marcia indipendente di Perplexity e il “test” del mercato

“A prescindere da queste due società – ha spiegato Srinivas, riferendosi proprio a OpenAI e Anthropic – avevamo già programmato qualcosa per il 2028, e questo resta tuttora valido”. Una presa di posizione, quella del manager, che mira a sdrammatizzare ogni possibile retropensiero circa un’eventuale rincorsa per primeggiare sul listino, ma che al contempo non nasconde la portata storica degli eventi in corso.

Perché, se è vero che il destino di Perplexity non dipende dalle fluttuazioni altrui, è altrettanto vero che il successo – o l’insuccesso – delle imminenti Ipo di Anthropic, OpenAI e SpaceX rappresenterà un banco di prova fondamentale per sondare il reale appetito degli investitori nei confronti delle cosiddette “big” del settore. “È innegabile che ci saranno delle ripercussioni se le cose non dovessero andare bene – ha ammesso Srinivas, senza giri di parole – e non c’è alcuna dolcificazione di questo rischio”.

L’esordio di SpaceX, in particolare, è stato indicato dallo stesso ceo come un termometro anticipatore, un “importante indicatore” per valutare la direzione che prenderanno le concorrenti dirette del settore, quelle che sviluppano i modelli di IA più avanzati.

OpenAi e Anthropic: la guerra dei prospetti e le valutazioni da capogiro

Nel frattempo, la macchina organizzativa delle due principali rivali di Perplexity si è messa in moto da diverse settimane. OpenAI, che vanta una valutazione che supera gli 850 miliardi di dollari, ha ufficialmente depositato la bozza del modulo S-1 in via riservata, un passo necessario per avviare l’iter che potrebbe portarla a quotarsi potenzialmente già entro il quarto trimestre del 2026, anche se la società stessa ha voluto precisare che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva in merito ai tempi o ai dettagli dell’operazione.

Una cautela, quest’ultima, che stride solo in apparenza con l’accelerazione impressa dal rivale Anthropic. Quest’ultima, forte di un recente round di finanziamento che l’ha portata a valutare l’intera società 965 miliardi di dollari, ha compiuto il medesimo atto formale, facendo scattare idealmente il cronometro della gara verso Wall Street.

Un testa a testa, quello tra i due colossi, che non lascia indifferenti gli analisti: la posta in palio, infatti, non è solo la liquidità necessaria per alimentare la costosa corsa ai modelli generativi, ma anche e soprattutto la definizione di uno standard di valutazione per un intero settore.

L’effetto SpaceX e le sfide nascoste dietro la corsa al miliardo

A fare da apripista a questa processione di giganti dell’innovazione, come anticipato, sarà Elon Musk. La sua SpaceX, pronta a sbarcare al Nasdaq venerdì 12 giugno, ha già fissato il prezzo delle azioni a 135 dollari l’una, un’operazione che mira a raccogliere fondi per circa 75 miliardi di dollari e che attribuisce all’azienda un valore di 1,77 trilioni di dollari. Un’astronomica cifra, quest’ultima, che fa da apripista a un nuovo record e che, come sottolineato da diversi osservatori, servirà da cartina al tornasole per le società di IA pura.

Srinivas, dal canto suo, si è spinto oltre, difendendo le valutazioni elevate di OpenAI e Anthropic, a patto però che queste siano in grado di mantenere un ritmo di innovazione serrato. “Se per sei mesi non dovessero emergere progressi significativi nelle capacità dei loro modelli – ha avvertito il ceo – allora i conti non tornerebbero più”.

Una condizione, questa, che getta un’ombra di realismo su quella che molti descrivono come la nuova corsa all’oro, ricordando a tutti come il valore di queste aziende sia inscindibilmente legato alla loro capacità di continuare a stupire, e come il giudizio degli investitori istituzionali – spesso spietato – sia ormai prossimo a trasformarsi in pietra.

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