Quartararo e l’abisso Yamaha: “Nessuno ha un’idea su come uscirne”
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Redazione Sport
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Non c’è mai stata molta pazienza, nel rapporto travagliato tra Fabio Quartararo e la Yamaha, e il GP degli Stati Uniti corso ad Austin non ha fatto altro che incendiare quel poco che restava di un dialogo ormai logoro. Il terzo appuntamento di questa stagione MotoGP 2026, che si è corso sul Circuit of the Americas, ha rappresentato qualcosa di più di una semplice gara storta: è stato il punto più basso mai toccato dalla casa di Iwata nella sua storia recente, una fotografia impietosa di una crisi tecnica che sembra non avere vie d’uscita. Il francese, che ha già raggiunto un accordo per correre con la Honda dal prossimo anno, ha cercato di mantenere la calma come promesso, ma il verdetto della pista è stato troppo amaro per essere addolcito dalle solite dichiarazioni di circostanza.
La realtà dei numeri e la fuga di Toprak
La prestazione del team nipponico è stata disastrosa senza che vi fosse bisogno di interpretazioni: tutte le moto con il diapason sono arrancate nelle retrovie, chiudendo la gara nelle posizioni di coda tra quelle che hanno visto la bandiera a scacchi. A certificare il disastro tecnico c’è il dato relativo a Toprak Razgatlioglu, il quale, nonostante fosse al suo debutto stagionale sulla M1 del team Pramac, è risultato il migliore dei piloti Yamaha tagliando il traguardo in quindicesima posizione, staccato di oltre venticinque secondi dal vincitore. Per Quartararo, invece, la domenica si è trasformata in un calvario solitario: partito indietro, ha concluso diciassettesimo, precedendo solamente il compagno di box Alex Rins, e ha vissuto l’umiliazione di vedersi superare anche dal pilota turco, che pure si sta ancora adattando alla categoria. La differenza, sostanzialmente, è che mentre Razgatlioglu poteva comunque sorridere per aver battuto i colleghi di marca, per il campione del mondo 2021 non c’è stato alcun motivo di allegria.
“Non sanno nemmeno cosa fare”
Intervistato ai microfoni al termine della gara, Fabio Quartararo ha messo da parte ogni tipo di diplomazia, colpendo duramente i vertici del proprio team. Pur cercando di mostrarsi più riflessivo rispetto al passato, il pilota transalpino non ha potuto fare a meno di rilevare una verità scomoda: il reparto corse non ha la minima idea di come risolvere i problemi della nuova V4. “Il problema non è che aspetto che loro facciano qualcosa – ha dichiarato, come riportato dai media presenti in circuito – ma che loro stessi non sanno cosa fare”. Una frase che pesa come un macigno, perché non parla di ritardi nei rifornimenti o di mancanza di pezzi, ma di un vuoto tecnico totale: il reparto ingegneri è alla deriva, incapace di fornire una direzione precisa.
Questa mancanza di idee si riflette in modo lampante sulle sensazioni di guida. Quartararo ha provato a modificare l’assetto, a giocare con le altezze e le geometrie, ma il risultato non cambia mai: la moto resta una bestia insensibile, che non dialoga con il pilota. “Qualunque sia la gomma, la pista o il setup, la sensazione è sempre la stessa – ha spiegato il francese, visibilmente frustrato – e non capisci come funzioni la moto”. Un’ammissione drammatica che fotografa una situazione di stallo: non c’è peggior problema, in un prototipo, di quello che non si riesce nemmeno a diagnosticare.
V4 e prestazioni, un’illusione chiamata Goiania
A rendere ancora più pesante questo week-end texano è stato il confronto con le poche settimane precedenti. Solo pochi giorni fa, in Brasile, c’era stata un’illusione: Quartararo era riuscito a lottare a ridosso delle primissime posizioni nella Sprint, regalando un flebile spiraglio di luce in fondo al tunnel. Ad Austin, però, ci si è subito resi conto che si era trattato di un “miracolo” estemporaneo, forse favorito dalle caratteristiche abrasivi dell’asfalto o da condizioni meteo particolari. Una volta tornati su un tracciato standard come quello americano, con l’utilizzo della specifica di gomma posteriore tradizionale, l’abisso è riapparso in tutta la sua profondità.
Il nuovo motore V4, su cui la Yamaha ha scommesso tutto per abbandonare il storico quattro cilindri in linea, non solo non porta i vantaggi sperati, ma sembra aver amplificato i difetti della vecchia M1. Nei rettilinei la velocità di punta rimane deficitaria, ma il vero dramma è la gestione del posteriore: la moto slitta in uscita di curva, consuma le gomme in modo anomalo e, particolare ancora più grave secondo le parole del pilota, non riesce a curvare. Una condanna a morte per un pilota dal suo stile, basato sulla scorrevolezza e sulla percorrenza di piega, che ora si ritrova a lottare fisicamente con una moto che si rifiuta di girarsi.
Un calendario lungo e la resa dei conti
Per Quartararo, che ormai sa di essere alla sua ultima danza in tuta blu prima del passaggio alla Honda, la situazione è diventata una mera questione di sopravvivenza mentale. Il francese ha ammesso di aspettarsi una stagione estremamente lunga e piena di insidie, auspicando l’arrivo della pausa primaverile per poter staccare completamente la spina. “Non bisogna imparare nulla da una gara come questa – ha tagliato corto, liquidando il GP con disprezzo – se non che siamo messi molto male”.
La Yamaha, dal canto suo, sembra aver perso anche quella bussola tecnica che le aveva permesso, negli anni bui, di salvare il salvabile. Mentre gli ingegneri nipponici cercano di analizzare i dati raccolti in Texas, nel box cresce la consapevolezza che forse il progetto V4 necessiterà di mesi, o forse di un intero campionato, per vedere la luce. Un lusso che Quartararo, in scadenza di contratto e ormai con la testa altrove, non è più disposto a concedere.




