L’individuale femminile consegna alla Francia una doppietta che mancava e alla Bulgaria un bronzo inatteso, mentre il tiro tradisce Vittozzi e ipoteca i piani di Wierer
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Redazione Sport
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Non è bastata, a Lisa Vittozzi, la regolarità dimostrata sugli sci nei quindici chilometri di Anterselva, né la consapevolezza di gareggiare su quel poligono di casa che l’aveva vista protagonista soltanto tre giorni fa nella staffetta mista, quando la rimonta finale – quella sì, perfetta – le aveva regalato l’argento al collo e un balletto liberatorio lungo la pista d’arrivo -5. Oggi, mercoledì 11 febbraio, l’individuale femminile valida per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 ha imposto il suo verdetto spietato – perché questa specialità, si sa, non perdona sbavature – e l’ha fatto con il peso specifico di quattro bersagli mancati, troppi per chiunque ambisca a salire sul podio, figuriamoci per chi quel podio, sulla carta, doveva contenerlo stretto -4-9. Quando Julia Simon, la francese che in molti attendevano al varco dopo un anno complicato e una condanna per il cosiddetto go pro gate che sembrava averne offuscato il talento, ha attraversato il traguardo con il miglior tempo, la classifica provvisoria ha iniziato a scolpirsi con una nettezza inesorabile -8. Per Vittozzi, giunta all’arrivo con un passivo di 3 minuti e 53 secondi da Simon e quattro errori nel carniere, la medaglia – qualunque medaglia – era già definitivamente sfumata. E il sogno, per l’azzurra di Sappada, si è infranto contro quel 19/25 che non lascia scampo né appello.
L’attenzione, allora, si è inevitabilmente riversata su Dorothea Wierer, e lo ha fatto con quel carico di aspettative che una campionessa del suo calibro – quattro medaglie olimpiche all’attivo, una carriera spesa al vertice – è abituata a gestire -7. Wierer, partita con il pettorale numero 42 e con la consapevolezza che il podio sarebbe passato necessariamente per una prova di tiro immacolata, ha sfiorato la perfezione -3. Un solo errore, diciannove bersagli centrati su venti, una prestazione al poligono che in condizioni normali l’avrebbe proiettata nella lotta per le posizioni che contano -4. Ma la normalità, oggi, non era contemplata: Lora Hristova, bulgara, numero 23 alla partenza e nome che nelle gerarchie pre-gara occupava le retrovie delle speculazioni, ha chiuso la sua prova con un venti su venti che sa di pietra miliare per il biathlon del suo paese -3. La Francia, dal canto suo, ha piazzato la seconda firma sul podio con Lou Jeanmonnot – pure lei, due errori complessivi, ma un passo sugli sci che ha colmato ogni ritardo – confezionando una doppietta che nella specialità individuale femminile non aveva precedenti nella storia olimpica. Al momento dell’ultima serie in piedi, quando Franziska Preuss – la tedesca data tra le favorite – ha mancato due bersagli consecutivi, ogni residua speranza per l’Italia ha assunto i contorni di una matematica ostile: Wierer, con il crono di 29 secondi e 4 decimi dalla vetta, era ormai incastonata tra Voigt e Hristova, entrambe con zero errori, entrambe davanti a lei, entrambe irraggiungibili.




