Milano, la notte dei Navigli e la corsa in moto fermata da un semaforo rosso
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Redazione Interno
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L’alba di un sabato qualunque, a Milano, porta con sé il silenzio irreparabile che segue la violenza di uno schianto. È accaduto intorno alle quattro, quando la città dorme ancora ma la movida si è già spenta da un pezzo, in viale Mugello, all’incrocio con viale Corsica. Qui, una Kawasaki Ninja – che viaggiava lungo viale Campania con provenienza da piazza Piola – e un taxi bianco si sono incontrati in un modo che della fatalità ha poco, se si guarda alla geometria dei flussi veicolari. A bordo della moto c’erano Elisa Teodora Dranca, vent’anni compiuti da poco più di un mese, residente a Locate Triulzi, e Mithum Sandeepa Perera Kuranage, ventitreenne originario di Capannori, in provincia di Lucca, ma da qualche mese trasferitosi nel Milanese per lavoro. L’impatto, di quelli che non lasciano scampo, li ha sbalzati dalla sella: per loro, non c’è stato nulla da fare se non constatarne la morte sul colpo.
Il taxi, invece, una Toyota Rav4 condotta da un uomo di 61 anni, si è ribaltato a causa della forza della collisione. Il conducente, rimasto ferito in modo non grave, è stato comunque trasportato in codice giallo al Policlinico, dove è stato ricoverato per gli accertamenti del caso e per essere aiutato a superare lo choc. La dinamica, stando ai primi accertamenti della polizia locale, sembra però delinearsi con una certa chiarezza: il semaforo che regola quell’incrocio, secondo le fonti, sarebbe stato violato dal motociclista. La moto, provenendo da viale Campania, non si sarebbe fermata al rosso, centrando in pieno la fiancata dell’auto che stava attraversando l’incrocio percorrendo corso XXII Marzo.
L’ultimo messaggio e la serata spezzata sui Navigli
I dettagli emersi nelle ore successive aiutano a ricostruire non solo lo schianto, ma anche il breve tempo che lo ha preceduto. La serata di Elisa era cominciata sui Navigli, in un locale latino che frequentava anche perché parlava bene lo spagnolo. Con lei c’erano amici di vecchia data, quelli con cui si cresce in provincia. Poi, verso le due, Mithum – che conosceva da appena due settimane – è passato a prenderla in moto per riaccompagnarla a casa: il mattino dopo, per Elisa, c’era il turno di lavoro al centro commerciale Scalo Milano. Prima di lasciare il locale, un saluto a un’amica con una frase che, alla luce di ciò che è accaduto, suona come un presagio. “Qualunque cosa succeda, ti amerò per sempre”, le ha detto la ragazza, parole che hanno lasciato chi le ascoltava inizialmente spiazzato.
Nel tragitto verso Locate, una breve deviazione in un fast food. “Che carino, mi ha portato a mangiare perché avevo fame”, ha scritto Elisa in un messaggio. È stato il suo ultimo contatto con il mondo esterno. Un’altra amica, poco dopo, si era raccomandata: “Scrivimi quando arrivi”. Ma quella risposta non è mai arrivata. Poco prima delle quattro, il loro percorso si è interrotto bruscamente sull’asfalto di viale Mugello. Una dashcam montata sul taxi ha immortalato la frazione di secondo in cui i due mezzi si sono incrociati: l’auto che procede, la moto che sopraggiunge, lo schianto e il volo dei due corpi sulla carreggiata. I soccorritori del 118, accorsi con tre ambulanze e tre automediche, hanno potuto solo dichiarare il decesso di entrambi: per Elisa, la morte è stata immediata, mentre per Mithum il cuore ha smesso di battere poco dopo l’arrivo dei sanitari.
Vite appese a un incrocio: la commessa e il barman
Elisa Teodora Dranca, di origini romene, era cresciuta a Locate Triulzi, dove viveva con la famiglia in via Cavalli. Diplomata all’Istituto Verri, lavorava come commessa ma sognava di studiare Marketing all’Università Cattolica. Mithum Sandeepa Perera Kuranage, invece, portava con sé un’eredità sportiva: era figlio di Manura Kuranage, ex atleta olimpionico dello Sri Lanka che corse a Sydney nel 2000. In Toscana, a Capannori, era cresciuto, per poi trasferirsi a Milano dove si era costruito una doppia vita lavorativa: agente immobiliare durante la settimana, barman nel weekend al locale “Goose” in zona Città Studi. Proprio quel locale, in segno di lutto, ha abbassato la serranda ieri sera, annunciando che sarebbe rimasto chiuso anche oggi.
Le prime ricostruzioni tecniche, affidate agli agenti della polizia locale, parlano ancora di accertamenti in corso, ma la convergenza delle fonti indica chiaramente la direzione delle indagini. Sarebbe stata la Kawasaki Ninja a non rispettare la precedenza semaforica, procedendo probabilmente a una velocità non compatibile con l’attraversamento dell’incrocio. Il taxi, che viaggiava su corso XXII Marzo in direzione periferia, aveva invece il verde. L’urto, violentissimo, ha fatto ribaltare il mezzo su un fianco, mentre i due ragazzi venivano sbalzati via dalla sella. Nessuna ipotesi alternativa, per ora, viene accreditata dagli inquirenti.
Dalle prime luci dell’alba i rilievi e il dolore delle due regioni
Per tutto il primo mattino, gli agenti della polizia locale hanno lavorato sul posto per effettuare i rilievi, chiudendo temporaneamente il tratto di strada per permettere le operazioni di soccorso e i successivi accertamenti. Le immagini della telecamera di bordo del taxi, ora al vaglio degli investigatori, rappresentano un elemento chiave per confermare la dinamica già ipotizzata. La notizia dello schianto ha fatto rapidamente il giro delle due regioni di origine delle vittime, gettando nello sconforto i rispettivi paesi. A Capannori, il sindaco ha espresso il cordoglio per la perdita del giovane concittadino, mentre a Locate Triulzi, la comunità si è stretta attorno alla famiglia di Elisa, una famiglia descritta come “mite e riservata”. Per entrambi, quella che doveva essere una semplice notte tra amici, conclusa con un passaggio in moto, si è trasformata in una tragedia consumatasi in pochi secondi, di fronte a un semaforo che, per uno dei due, era rosso.




