Il tassista di Milano: “Io e i passeggeri, salvati dal semaforo rosso e da quelle valigie”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La Procura di Milano ha convocato per questa mattina, come atto dovuto e propedeutico all’esame autoptico, il difensore del conducente del tram deragliato venerdì scorso in viale Vittorio Veneto e i legali di alcune delle parti offese, per il conferimento dell’incarico ai consulenti tecnici che parteciperanno all’autopsia sui corpi delle due vittime, Ferdinando Favia e Abdou Karim Toure. L’accertamento medico-legale, che si terrà nei prossimi giorni, rappresenta un passaggio tecnico irrinunciabile per stabilire con precisione le cause del decesso e per raccogliere elementi utili all’inchiesta coordinata dal procuratore Marcello Viola e dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara. Il tranviere, Pietro M., sessant’anni, ora indagato per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose plurime, si dice pronto, per il tramite del suo avvocato Benedetto Tusa, a rimettersi alla magistratura. “È molto scosso, oggi ancora di più – ha dichiarato il legale – e sta cercando di razionalizzare. Prima o poi lo sentiranno, ma diamogli ancora qualche giorno per riprendersi. Poi andrà a dare la sua versione”.
La testimonianza del tassista e quei secondi fatali
Ad arricchire il quadro degli elementi a disposizione degli inquirenti, che hanno già acquisito le immagini delle telecamere di bordo del mezzo e quelle della videosorveglianza pubblica, c’è il racconto del giovane tassista di trentadue anni la cui dash cam ha ripreso l’intera sequenza dello schianto. Un video che, suo malgrado, è diventato virale. L’uomo, intervistato nei giorni scorsi, ha ripercorso quei secondi di terrore puro, soffermandosi su un dettaglio che solo ora, a freddo, gli fa trattenere il fiato: “Ho alzato la testa e ho visto il tram finire contro il palazzo – ha raccontato –. Poi un polverone e il fumo. Poteva essere qualsiasi cosa: un incidente, un attentato, il terremoto. Quando sono sceso dalla macchina ho sentito urla e pianti. Tremavo, non avevo il coraggio di avvicinarmi ai feriti. E ho chiamato i soccorsi”. Il suo racconto, pubblicato da testate locali e nazionali, si concentra su due elementi cruciali che hanno allontanato la sua automobile dalla traiettoria del convoglio fuori controllo: il semaforo rosso e il tempo perso per caricare i bagagli di due clienti diretti alla stazione Centrale.
La dinamica dell’incidente e le ipotesi investigative
I rilievi della polizia locale e i successivi accertamenti delegati dalla Procura si concentrano ora sulla catena di eventi che ha portato al deragliamento. Il tram della linea 9, un moderno Stadler Tramlink entrato in funzione nel 2025, stava percorrendo viale Vittorio Veneto quando, all’altezza dell’incrocio con via Lazzaretto e via Settembrini, ha innestato uno scambio predisposto per la svolta a sinistra. Un movimento anomalo, dato che la linea 9 prosegue dritta verso Porta Venezia. Il conducente, come da lui stesso riferito ai sanitari e poi agli inquirenti, avrebbe accusato un malore – “ho visto tutto nero e ho perso il controllo del mezzo” – che gli avrebbe impedito di azionare la leva per mantenere la direzione rettilinea e, soprattutto, di decelerare in prossimità della fermata. Dalle immagini, si evince che il mezzo non ha rallentato, procedendo a una velocità definita nel decreto di sequestro come “elevata”, tanto da saltare la pensilina e imboccare la curva, dove è deragliato, abbattendo prima un platano che ne ha attutito lo slancio e poi schiantandosi contro l’angolo di un palazzo adibito a ristorante.
L’indennizzo di Atm e le procedure per i coinvolti
Parallelamente all’attività giudiziaria, l’Azienda Trasporti Milanesi ha avviato le procedure per sostenere le persone coinvolte. In una nota diffusa nei giorni successivi al sinistro, l’azienda ha comunicato di aver stanziato un primo indennizzo immediato di almeno cinquemila euro per ogni passeggero presente a bordo, per i familiari delle due vittime e per i residenti dello stabile lesionato, alcuni dei quali sono stati temporaneamente sfollati. La cifra, si precisa, rappresenta un acconto sul risarcimento definitivo, che verrà quantificato in base alla gravità delle lesioni riportate e dei danni subiti. Atm ha fatto sapere di essersi già attivata per contattare direttamente tutti gli interessati, al fine di fornire assistenza e supporto psicologico, in un’ottica di vicinanza alle persone tragicamente coinvolte in un incidente che ha scosso profondamente la città. I tecnici della Procura, nel frattempo, analizzeranno anche il sistema frenante del mezzo, in particolare il cosiddetto dispositivo “uomo morto”, un meccanismo di sicurezza che dovrebbe arrestare automaticamente il tram in caso di mancata azione del conducente per un certo lasso di tempo, per verificare se vi siano stati malfunzionamenti o se i trenta secondi necessari all’attivazione siano stati sufficienti, data la dinamica, a evitare l’impatto.




