Zelensky a Londra presenta il drone Octopus, tra armi e garanzie di sostegno
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Redazione Esteri
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Volodymyr Zelensky ha scelto la residenza di Downing Street a Londra per mostrare al primo ministro britannico Keir Starmer le nuove capacità belliche ucraine, presentando pubblicamente l’intercettore drone OCTOPUS, sviluppato internamente dall’esercito. L’esibizione, che ha introdotto una giornata di fitti colloqui con oltre venti leader europei, si è inserita in un contesto diplomatico teso, volto a rinsaldare il sostegno militare a Kiev in vista di un possibile, sebbene ancora lontano, cessate il fuoco con la Russia. Il presidente ucraino, il quale sta ancora smaltendo la delusione per l’esito del recente vertice di Washington, ha dunque puntato su un gesto concreto per dimostrare la propria determinazione e, al contempo, sollecitare un impegno più deciso da parte degli alleati.
Le richieste di Kiev e i limiti dei "Volenterosi"
Durante l’incontro del gruppo dei cosiddetti "Volenterosi", convocato dallo stesso Starmer, Zelensky ha esercitato una pressione significativa sui leader europei, chiedendo con insistenza la fornitura di armi a lungo raggio necessarie per colpire obiettivi militari e raffinerie di petrolie situate in profondità nel territorio russo. Questa richiesta, che ha dominato gran parte dei dibattiti, rappresenta una priorità strategica per Kiev, la quale cerca di riequilibrare le forze in campo. Tuttavia, come sottolineato da Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto di Politica ucraina, gli annunci dei Volenterosi sembrano scontrarsi con una realtà più complessa: «La Difesa britannica è pronta a inviare truppe, ma solo con l’appoggio degli Stati Uniti, che non c’è. Presenza militare e ruolo della coalizione come garante di sicurezza o moderatore del conflitto restano molto limitati», ha osservato, aggiungendo che mancano, in definitiva, il potere e la volontà politica di entrare direttamente nel conflitto.
Il quadro strategico e le mosse diplomatiche
Mentre Zelensky cercava a Londra di consolidare il fronte europeo, la nuova amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avviato un dialogo con Mosca riguardo alla questione ucraina, un passaggio che introduce variabili inedite nello scacchiere internazionale. In questo scenario in evoluzione, la premier italiana ha ribadito la piena unità d’intenti con Washington, sottolineando un allineamento che, se da un lato conferma il sostegno a Kiev, dall’altro accoglie le iniziative diplomatiche in corso. La svolta impressa da Trump sta infatti producendo i primi risultati tangibili, con il presidente ucraino che, nel suo tour tra Bruxelles e Londra, ha ottenuto non solo un sostegno morale ma anche impegni pratici, come l’inasprimento delle sanzioni alla Russia, la promessa di nuove forniture di armi e l’intenzione di mantenere una linea di pressione su Mosca.
La prospettiva di uno stallo prolungato
Nonostante questi sviluppi, l’analisi di Bortnik suggerisce che una vera svolta sia ancora distante, con il conflitto destinato a permanere in una situazione di stallo. Le decisioni dei Volenterosi, sebbene importanti sul piano simbolico, non sembrano ancora in grado di offrire all’Ucraina quelle garanzie di sicurezza risolutive che Kiev invoca da tempo. La protezione promessa, infatti, si scontra con l’assenza di un consenso unanime e di un impegno diretto e incondizionato, in particolare da parte della potenza americana, la cui regia rimane fondamentale per qualsiasi evoluzione significativa. La richiesta di armi a lungo raggio, dunque, rimane un banco di prova cruciale per misurare l’effettiva determinazione degli alleati nel voler alterare gli equilibri sul campo, in un momento in cui la diplomazia prova a ritagliarsi uno spazio tra le ostilità.




