Le scorte di gas crollano in Europa, Italia in affanno tra prezzi impazziti e la nuova corsa agli stoccaggi
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Redazione Economia
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Nonostante il calendari abbia già voltato pagina segnando l’inizio della stagione degli stoccaggi, un evento che puntualmente si verifica ogni primo aprile, i depositi di metano nel Vecchio Continente continuano inspiegabilmente a svuotarsi. La persistente coda dell’inverno, con le sue temperature rigide protrattesi ben oltre la fine di marzo, ha determinato un saldo tra prelievi e iniezioni ancora fermo in territorio negativo: si preleva più di quanto, teoricamente, si dovrebbe accumulare. A complicare ulteriormente il quadro, come se non bastasse, ci pensa il nodo dei prezzi: sulla piazza di riferimento Ttf di Amsterdam, l’ultima giornata utile prima del lungo ponte pasquale (giovedì) ha registrato un deciso balzo in avanti. Il valore della materia prima ha sfondato al rialzo la soglia psicologica dei 50 euro al Megawattora, segnando un rialzo del 5,33% in poche ore, una volatilità che rende nervosi gli operatori del settore.
Un’Europa al 28%, l’Italia arranca ma resta un passo avanti
I numeri diffusi dagli osservatori specializzati dipingono una situazione piuttosto complessa per l’intero sistema energetico unionale. Le riserve collettive dei Paesi membri sono scese al di sotto della soglia critica del 28% della capacità totale, scendendo in valore assoluto da 320 a 316,34 Terawattora. Una flessione che non risparmia nemmeno l’Italia, nonostante la sua posizione tradizionalmente più virtuosa; qui le scorte sono passate da 88,93 a 87,95 TWh, equivalenti a una percentuale di riempimento che si attesta sul 43,24%. Se si guarda al raffronto con i grandi competitor europei, il dato nazionale appare quasi confortante: la Germania, un tempo regina incontrastata degli stoccaggi, si trova oggi con i propri depositi pieni solo al 21,9%, mentre la Francia segue a ruota con percentuali simili. Eppure, è proprio questo vantaggio relativo – una sorta di cuscino di sicurezza – a rischiare di essere eroso in fretta, data l’urgenza di raggiungere l’obiettivo del 90% di riempimento fissato dall’Arera per la fine di ottobre.
Bollette in salita e la stangata sui vulnerabili
Le ripercussioni di questa crisi energetica, alimentata a monte dal conflitto in Medio Oriente che ha fatto letteralmente schizzare le quotazioni del metano, iniziano a pesare come un macigno sui bilanci familiari, in particolare per le fasce più deboli della popolazione. L’agenzia statale per l’energia ha reso noto l’aggiornamento tariffario per i cosiddetti “utenti vulnerabili” – una platea che include circa 2,3 milioni di famiglie a basso reddito, anziani o residenti in zone disagiate – e l’incremento registrato a marzo è risultato particolarmente pesante. La tariffa ha subito un aumento del 19,2% rispetto al mese precedente, un balzo che riflette la volatilità di un mercato dove il prezzo della sola materia prima è salito a 52,12 euro al Megawattora, dopo essere stato a 35,21 euro a febbraio. Per un nucleo familiare tipo, che consuma mediamente 1100 metri cubi di gas all’anno, questo rincaro si traduce in una spesa aggiuntiva di oltre 230 euro su base annua, portando il totale della bolletta a cifre che iniziano a diventare insostenibili senza interventi mirati.
La sfida del riempimento e il nuovo “premio di giacenza”
Per scongiurare il rischio di trovarsi a corto di ossigeno (termico) nel prossimo inverno, l’Arera ha messo a punto una strategia regolatoria articolata attraverso la delibera 112/2026/R/GAS, con l’obiettivo dichiarato di incentivare gli operatori a riempire i depositi nonostante le condizioni di mercato proibitive. La leva principale su cui far leva è il cosiddetto “premio di giacenza”, un meccanismo economico studiato su misura per coprire gli oneri finanziari legati all’immobilizzazione del gas. In pratica, il premio compensa la differenza tra il prezzo del metano acquistato oggi (nella fase di iniezione) e quello che verrà probabilmente registrato durante la stagione invernale di prelievo; una sorta di assicurazione che rende conveniente stoccare ora. Le procedure sono già partite e le aste per l’assegnazione delle capacità sono in calendario, con l’asticella della quota di riempimento strategico posta a un livello molto ambizioso. La sfida, insomma, è riuscire a invertire la rotta di un trend che vede ancora prevalere i prelievi, in una corsa contro il tempo dove ogni giorno di esitazione rischia di costare caro al sistema Paese.




