Truffa dei km scalati, in Italia spariscono quasi 70mila km
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Redazione Economia
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La truffa dei km scalati può cancellare dal contachilometri di un’auto usata italiana quasi 70mila chilometri, alterando uno dei dati su cui l’acquirente basa la valutazione del veicolo. Il problema spesso emerge quando il passaggio di proprietà è già stato firmato e la macchina è nelle mani del nuovo proprietario, che può accorgersi della discrepanza soltanto successivamente. A quel punto al danno legato a una percorrenza diversa da quella dichiarata si aggiunge una difficoltà pratica: capire a chi rivolgersi e quali possibilità esistano per recuperare il denaro perso.
Auto usate con chilometraggio alterato, molti non sanno come reagire
Un’indagine di carVertical condotta su quasi 8.000 automobilisti europei mostra quanto la manipolazione del contachilometri sia familiare agli acquirenti. Il 30,3% degli intervistati afferma di aver comprato personalmente una vettura con chilometraggio alterato oppure di conoscere qualcuno che si è trovato nella stessa situazione. Il dato fotografa quindi un fenomeno che non viene percepito come remoto: una quota consistente del campione ha avuto un contatto diretto o indiretto con un’auto presentata con una percorrenza inferiore a quella effettiva.
La scoperta della manomissione apre però un secondo problema, legato alla gestione della frode dopo l’acquisto. Il 76% degli acquirenti coinvolti nel sondaggio dichiara che non saprebbe a chi segnalare un veicolo con il chilometraggio modificato. L’incertezza riguarda dunque il primo passo da compiere quando l’anomalia viene individuata, una situazione particolarmente delicata se la compravendita è ormai conclusa e il nuovo proprietario deve ricostruire ciò che è accaduto prima che l’auto entrasse in suo possesso.
Ancora più netta è la sfiducia sulle conseguenze economiche. L’87,3% non è convinto di poter recuperare quanto perso a causa della manipolazione, segnale che il problema non viene associato soltanto alla correttezza del contachilometri ma anche al prezzo pagato per il mezzo. Una percorrenza apparentemente più bassa può infatti incidere sulla percezione del valore di un usato, mentre chi scopre l’alterazione dopo la firma può ritrovarsi con un veicolo diverso, per storia d’uso, da quello valutato al momento della scelta.
Quanto vengono abbassati i chilometri delle auto controllate in Italia
Il quadro italiano emerge anche dall’indice di trasparenza del mercato elaborato dalla stessa società sui report acquistati dai clienti nell’arco di dodici mesi. Tra le vetture controllate nel Paese, la quota con contachilometri manomesso è pari al 2,91%, mentre l’arretramento medio rilevato raggiunge 69.798 km. È una differenza capace di modificare sensibilmente l’immagine che un acquirente può farsi della storia del mezzo, soprattutto quando il numero mostrato sul cruscotto viene utilizzato per confrontare esemplari simili prima della compravendita.
Lo stesso indice offre altri elementi utili per leggere il mercato dell’usato esaminato: il 12,62% delle vetture controllate risulta danneggiato, mentre il 20,55% è costituito da mezzi importati. L’età media delle auto analizzate è di 8,79 anni. Si tratta di caratteristiche distinte dalla manomissione del chilometraggio, ma che mostrano quante informazioni possano concorrere alla ricostruzione della storia di un veicolo e quanto il solo dato visibile sul quadro strumenti non descriva necessariamente tutto il suo passato.
Perché il chilometraggio reale incide anche sulla manutenzione
Conoscere la percorrenza effettiva non serve esclusivamente a stabilire quanto possa valere una macchina. Il chilometraggio viene utilizzato anche per orientarsi sugli interventi di manutenzione già eseguiti o ancora necessari, perciò una lettura falsata può portare il nuovo proprietario a ragionare su scadenze che non corrispondono all’utilizzo reale del mezzo. La verifica dello storico può includere registrazioni provenienti da interventi di manutenzione e revisioni, permettendo di confrontare le letture annotate nel tempo e di individuare eventuali arretramenti.
Prima dell’acquisto assume quindi rilievo anche la documentazione relativa alla vita precedente della vettura. Controllare le letture registrate, chiedere informazioni sugli interventi eseguiti e confrontare questi elementi con quanto dichiarato dal venditore consente di cercare incongruenze prima della firma. L’obiettivo non riguarda soltanto l’individuazione di una possibile frode: una cronologia coerente aiuta a capire quali lavori potrebbero essere necessari in futuro e riduce il rischio di programmare la manutenzione partendo da una percorrenza che non corrisponde a quella realmente accumulata dall’auto.
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