Addio a papa Francesco, un pastore semplice tra la gente

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tredici anni di pontificato, segnati da una vicinanza tangibile agli ultimi e da un linguaggio che ha abbattuto barriere, si chiudono con le esequie celebrate oggi in piazza San Pietro. Bergoglio, che «abitava in un appartamento e si preparava la cena da solo perché si sentiva uno della gente», lascia un’impronta indelebile, sintetizzata nel Rogito per il Pio transito, il documento deposto nella bara durante il rito della chiusura.

Il testo, redatto in latino e letto venerdì sera nella basilica vaticana, lo descrive come un «pastore semplice e amato», lontano dall’autoreferenzialità e capace di dialogare «con i musulmani e con i rappresentanti delle altre religioni». Un uomo che ha fatto della prossimità ai marginali – carcerati, disabili, tossicodipendenti – una cifra distintiva, senza trascurare i grandi temi globali, dal cambiamento climatico alla giustizia sociale.

La messa esequiale, officiata dal cardinale Giovanni Battista Re, ha riunito capi di Stato e delegazioni internazionali, mentre migliaia di fedeli, alcuni accampati su via della Conciliazione, hanno atteso per ore l’ultimo saluto. Al termine della celebrazione, il feretro è stato trasferito alla basilica di Santa Maria Maggiore, per essere tumulato in una tomba semplice tra la cappella Paolina e la cappella Sforza, come da volontà dello stesso pontefice.

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