Cinecittà, l’ad Cacciamani si dice estranea e l’opposizione chiede l’intervento del ministro Giuli in Parlamento

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’amministratrice delegata di Cinecittà, Manuela Cacciamani, ha appreso dalla stampa, e non attraverso i canali ufficiali della giustizia, di essere finita nel mirino della procura di Roma. È la stessa manager, in una nota o in una dichiarazione rilasciata a chi le chiedeva lumi sulla vicenda, a spiegare di non avere ricevuto alcun avviso di garanzia né tantomeno comunicazioni formali da parte dell’autorità giudiziaria. Un particolare, questo, che getta un’ombra sulle modalità con cui l’indagine, che la vedrebbe iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di truffa, è stata resa di dominio pubblico. Al centro della bufera, che ha preso Corpo dopo un’inchiesta giornalistica, ci sarebbero presunte irregolarità legate al meccanismo del tax credit per il cinema, un sistema di agevolazioni fiscali che, come ricordano gli atti, ha garantito al settore oltre centocinquanta milioni di euro negli ultimi anni.

La posizione di Cacciamani, secondo quanto trapela dalle carte e dalle ricostruzioni, non riguarderebbe direttamente l’attuale gestione degli studi di Cinecittà, ma si riferirebbe al periodo in cui la stessa era alla guida di One More Pictures, la società di produzione che lei stessa aveva fondato. Un passaggio professionale, quello precedente all’approdo in Cinecittà avvenuto nel 2024, che ora viene setacciato dagli inquirenti per far luce sul corretto utilizzo dei fondi pubblici. La procura, che ha già avviato accertamenti tecnici, avrebbe chiesto e ottenuto dalla Guardia di Finanza l’acquisizione di documenti proprio negli uffici di Cinecittà, con un focus specifico sui contratti che legavano la struttura a società del calibro di The Apartment e al gruppo Fremantle, due colossi della produzione internazionale. Nel mirino delle Fiamme Gialle, in particolare, sarebbero finite le pratiche relative a due produzioni di grande rilievo: “M. Il figlio del secolo”, serie tratta dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati, e “Queer”, il film diretto da Luca Guadagnino.

La tempistica dell’inchiesta e le ripercussioni politiche

L’indiscrezione, pubblicata nelle scorse ore da un quotidiano nazionale, ha immediatamente innescato una reazione a catena che dal piano giudiziario è rapidamente slittata su quello politico. Le opposizioni, raccoltesi a distanza di poche ore, hanno puntato il dito contro il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, chiedendo a gran voce un suo intervento chiarificatore dinanzi alle Camere. La richiesta, avanzata con toni perentori, mira a fare luce su quanto il dicastero fosse a conoscenza delle dinamiche che hanno portato all’indagine e, più nello specifico, a verificare se vi siano state e quali siano state le valutazioni del ministero in merito alla permanenza di Cacciamani al vertice dell’ente dopo l’emersione della notizia. La vicenda del credito d’imposta, d’altronde, è da anni un tema caldo nel panorama dell’audiovisivo italiano, e qualsiasi ipotesi di irregolarità rischia di gettare un’ombra lunga su un settore che dipende in larga parte dalle commesse pubbliche e dagli incentivi statali.

Il ruolo delle società coinvolte e le acquisizioni in corso

Gli accertamenti della procura, che si trovano ancora in una fase preliminare, si concentrerebbero sulla congruità delle spese e sulla documentazione presentata per ottenere i benefici fiscali. L’attenzione degli inquirenti, che hanno avviato le verifiche a seguito di un’esposto o di un controllo interno, si è appuntata sui rapporti tra Cinecittà e le major estere, un terreno delicato che incrocia interessi economici di portata internazionale e la promozione del cinema italiano nel mondo. La perquisizione e la successiva acquisizione degli atti, eseguite dalla Guardia di Finanza, rappresentano il primo atto formale di un’inchiesta che, al momento, non ha ancora visto notifiche formali agli indagati. Lo stesso Cacciamani, pur manifestando rammarico per la piega mediatica presa dalla vicenda, ha ribadito la propria estraneità ai fatti contestati e la piena disponibilità a fornire tutti i chiarimenti necessari agli organi inquirenti, confidando in un rapido chiarimento della propria posizione.

Il meccanismo del tax credit sotto la lente

Torna dunque prepotentemente d’attualità il tema del tax credit, uno strumento pensato per attrarre investimenti e produzioni in Italia ma che, periodicamente, finisce al centro di polemiche e verifiche giudiziarie per il suo corretto utilizzo. Il meccanismo, che consente di trasformare un credito d’imposta in liquidità cedendolo a banche o intermediari finanziari, è complesso e richiede un monitoraggio costante per evitare che si presti a possibili abusi. Nel caso specifico, l’ipotesi accusatoria, al momento circoscritta alla sola figura di Manuela Cacciamani per il periodo in cui operava con la sua precedente società, dovrà ora confrontarsi con gli elementi raccolti dalla procura. E mentre il mondo del cinema e della politica seguono con apprensione gli sviluppi, la sensazione è che l’inchiesta possa allargarsi, andando a scandagliare ulteriori rapporti e convenzioni che ruotano attorno al ricco indotto delle agevolazioni fiscali per l’audiovisivo. L’audizione in Parlamento, qualora venisse calendarizzata, rappresenterà certamente un passaggio cruciale per comprendere la portata reale dell’indagine e le sue possibili conseguenze sul sistema.

Description: L’ad di Cinecittà, Manuela Cacciamani, indagata per truffa sul tax credit. Lei nega: “Mai ricevuto avvisi”. L’opposizione chiama il ministro Giuli in Parlamento.

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