L’ad di Cinecittà indagata per truffa, Cacciamani: “Non ho ricevuto avvisi di garanzia” e intanto il blitz della Finanza si allarga ad altre produzioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’inchiesta della procura di Roma sui meccanismi di erogazione del tax credit, il sistema di agevolazioni fiscali destinate all’industria cinematografica, continua ad allargarsi, portando alla luce un fascicolo che vede coinvolta, stando a quanto riportato da alcune testate, l’attuale amministratrice delegata di Cinecittà, Manuela Cacciamani. La notizia, anticipata da indiscrezioni stampa, parla di una iscrizione nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di truffa ai danni dello Stato, un provvedimento che risalirebbe al periodo in cui la manager, classe 1976, era alla guida di One More Pictures, la società di produzione da lei fondata e diretta fino al suo insediamento ai vertici degli storici studi romani, avvenuto nel luglio del 2024. Alla diretta interessata, raggiunta dai cronisti, non è rimasto che prendere atto di quanto si legge sui quotidiani, precisando in una dichiarazione lapidaria di non aver ricevuto alcuna comunicazione formale dalla magistratura: nessun avviso di garanzia, nessuna notifica, soltanto la sorpresa di scoprirsi indagata attraverso le colonne di un giornale.

Le contestazioni, allo stato attuale, sembrerebbero dunque riferirsi esclusivamente all’operato della One More Pictures e non all’attuale gestione di Cinecittà, un aspetto, questo, su cui la stessa Cacciamani ha voluto fare chiarezza, respingendo al mittente qualsiasi ipotesi di conflitto di interessi o di irregolarità commesse dopo la nomina. In una intervista rilasciata nelle scorse ore, l’amministratrice delegata ha tenuto a sottolineare come le quote della sua precedente società siano state cedute prima di accettare l’incarico pubblico — una cessione avvenuta, a suo dire, senza nemmeno aspettare l’obbligo previsto — e come, per contratto, le sia preclusa la possibilità di rientrarne in possesso al termine del mandato. Quanto ai due affidamenti che Cinecittà ha concesso alla One More Pictures, ha precisato che si tratta di commesse ereditate dalla gestione precedente e chiuse entrambe prima del suo arrivo, rispettivamente il 16 settembre 2023 e il 30 gennaio 2024.

Il blitz della Guardia di Finanza e le carte su "M" e "Queer"

Mentre la posizione personale della manager finiva al centro del dibattito politico, con le opposizioni che hanno cominciato a chiedere chiarimenti in Parlamento al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, l'attività investigativa non si è mai fermata. Solo pochi giorni fa, gli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma hanno fatto nuovamente ingresso negli studi di Cinecittà, nell’ambito di un filone d’inchiesta che, sebbene parallelo a quello che riguarda Cacciamani, appare ugualmente centrale per comprendere la complessità del quadro. I militari, in questa circostanza, hanno messo le mani su documenti relativi a produzioni di primo piano, concentrandosi in particolare sui rapporti commerciali intercorsi tra la precedente dirigenza di Cinecittà e The Apartment, società del gruppo Fremantle guidata da Annamaria Morelli.

Nel mirino degli inquirenti sono finite, tra le altre, le carte che riguardano la serie evento "M. Il figlio del secolo", tratta dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati e diretta da Joe Wright con Luca Marinelli nei panni di Benito Mussolini, e il film "Queer" di Luca Guadagnino, pellicola con Daniel Craig e Drew Starkey tratta dagli scritti di William S. Burroughs. Oltre a queste due opere, i finanzieri hanno acquisito fatture, note di credito, libro giornale e scritture contabili relative anche ad altri titoli, come "Finalmente l'alba" di Saverio Costanzo, produzione che già in passato era stata oggetto di verifiche. L’obiettivo dell’operazione, come si legge nei decreti di esibizione, è quello di ricostruire con precisione i flussi economici e verificare la correttezza delle rendicontazioni dei costi presentate per ottenere i benefici fiscali, in un periodo che gli accertamenti collocano prevalentemente nel biennio 2022.

Il sistema dei finanziamenti e le verifiche a tappeto

L’intervento di questi giorni non rappresenta, a ben guardare, un fulmine a ciel sereno, ma un ulteriore tassello di una più ampia attività istruttoria che la procura capitolina porta avanti da mesi. Già nello scorso autunno, infatti, le Fiamme Gialle avevano effettuato accessi a Cinecittà per acquisire documentazione riguardante altre pellicole, tra cui "Siccità" di Paolo Virzì e "L'immensità" di Emanuele Crialese, entrambe del 2022, oltre al già citato "Finalmente l'alba". A queste si sono aggiunte, nel corso del tempo, verifiche su produzioni di richiamo internazionale come "Fast & Furious 10", "The Equalizer 3", "Il sol dell'avvenire" di Nanni Moretti e "La chimera" di Alice Rohrwacher, per un elenco che, secondo quanto riportato, includerebbe decine di titoli.

Si tratta, in molti casi, di accertamenti di natura contabile e amministrativa, finalizzati a verificare l’effettiva sussistenza dei costi dichiarati e la corretta applicazione delle norme che regolano il tax credit, uno strumento complesso e stratificato che negli anni è stato al centro di numerose polemiche e che ora si trova sotto la lente d'ingrandimento della magistratura. Le indagini, coordinate dai pm, mirano a distinguere tra semplici irregolarità formali e possibili frodi, in un settore che movimenta risorse pubbliche ingenti e che, come emerso anche da altri filoni investigativi — si pensi al caso del film "Stelle della notte" legato al regista Francis Kaufmann — può nascondere meccanismi opachi. Da parte sua, Cinecittà ha fatto sapere, attraverso una nota ufficiale, di aver garantito la massima collaborazione agli investigatori, consegnando senza riserve tutta la documentazione richiesta.

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