West Nile, primo caso del 2026 nel Vicentino: contagio accertato a Lonigo, la paziente non aveva viaggiato all'estero

West Nile, primo caso del 2026 nel Vicentino: contagio accertato a Lonigo, la paziente non aveva viaggiato all'estero
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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un caso di infezione da West Nile è stato diagnosticato nel Vicentino, più precisamente nel comune di Lonigo, segnando il primo episodio del 2026 in questo territorio. A darne notizia è stata l'Ulss 8 Berica, che ha tempestivamente informato la popolazione e avviato le procedure di monitoraggio previste dai protocolli sanitari regionali. La paziente, una donna residente nella zona, non aveva effettuato viaggi all'estero di recente, circostanza che ha indotto i medici a classificare il contagio come autoctono e a escludere, di conseguenza, un'origine importata del virus.

Le condizioni cliniche e l'assistenza domiciliare

La donna, che aveva manifestato una sindrome febbrile che ha reso necessari gli accertamenti, è stata visitata presso il reparto di Malattie Infettive dell'ospedale di Vicenza, dove i sanitari hanno potuto confermare la diagnosi. Nonostante la positività al virus, le sue condizioni generali sono state giudicate buone e il decorso della malattia, secondo quanto riferito dall'azienda sanitaria, consente già di escludere l'insorgenza di ulteriori complicanze.

La paziente è attualmente assistita al proprio domicilio e il quadro clinico non desta particolare preoccupazione, anche se il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica di Vicenza manterrà un monitoraggio costante della situazione epidemiologica, in stretto contatto con le amministrazioni comunali del territorio.

L'andamento stagionale e il quadro europeo

L'accertamento del caso di Lonigo rientra in un contesto più ampio di recrudescenza del virus West Nile, che in Europa sta entrando nella fase più intensa della stagione di trasmissione. Secondo quanto riportato nel Communicable Disease Threats Report dell'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) relativo alla settimana 29 del 2026, al 15 luglio sono già 28 le aree del continente interessate dalla circolazione del patogeno.

I dati, che si riferiscono alle segnalazioni pervenute fino al 24 giugno, indicavano inizialmente tre casi umani autoctoni in Europa, di cui due in Italia e uno in Nord Macedonia, con esordio dei sintomi tra il 12 e il 27 maggio. Sebbene non si siano registrati decessi in quella fase iniziale, due dei tre pazienti avevano sviluppato manifestazioni neurologiche, confermando la potenziale gravità dell'infezione, soprattutto nelle fasce più vulnerabili della popolazione.

La prevenzione e il monitoraggio del territorio

La scoperta del caso nel Vicentino arriva dopo che la circolazione del virus era già stata rilevata in altre aree del Veneto, a partire dal mese di giugno, quando un primo caso umano era stato identificato a Villa Bartolomea, in provincia di Verona, in seguito a una positività riscontrata nell'avifauna locale.

L'Ulss 8 Berica ha precisato che, in base ai protocolli nazionali e regionali per la gestione delle arbovirosi autoctone, non sono previsti interventi di disinfestazione straordinaria a seguito di questo singolo episodio, anche perché il comune di Lonigo ha già effettuato le attività di disinfestazione ordinaria programmate. Il virus, trasmesso prevalentemente dalla zanzara comune (Culex pipiens), non si contagia da persona a persona, ma richiede un vettore che abbia precedentemente punto un animale infetto, come gli uccelli selvatici che rappresentano il serbatoio naturale del patogeno.

Per questo motivo, le autorità sanitarie raccomandano alla cittadinanza di adottare misure preventive come l'eliminazione dei ristagni d'acqua, l'utilizzo di repellenti nelle ore serali e l'installazione di zanzariere, al fine di ridurre il rischio di punture e limitare la proliferazione degli insetti.

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