Medicina, la ministra Bernini blocca la tassazione di Tor Vergata per la sede di Tirana
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Redazione Interno
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La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha convocato d’urgenza il rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, definendo “sbagliata” e “incoerente” la politica di tassazione applicata agli studenti assegnati alla sede albanese dell’ateneo. La decisione ministeriale, presa dopo un’attenta valutazione dei fatti, boccia senza appello il cosiddetto “regime di contribuzione” previsto per gli iscritti, giudicandolo palesemente incompatibile con i principi costituzionali del diritto allo studio. Bernini, la cui presa di posizione ha gelato gli uffici di ateneo, ha richiesto una revisione immediata delle condizioni economiche, rigettando come insufficiente la mera proposta di rateizzazione avanzata dall’università e imponendo un cambio di rotta che sia sostanziale e non solo formale.
L’assegnazione inattesa e il costo proibitivo
La vicenda, che coinvolge duecentoventi studenti neoammessi al corso di laurea in Medicina e Chirurgia, ha origine dalle graduatorie nazionali. Costoro, pur avendo superato l’agognato semestre filtro, si sono visti attribuire la sede di Tirana – legata all’ateneo cattolico Nostra Signora del Buon Consiglio – avendola indicata, spesso come extrema ratio, tra le opzioni possibili durante l’iscrizione al test. La scoperta più amara, però, è giunta subito dopo, quando gli aspiranti medici hanno appreso l’entità della retta annuale: novemilaseicentocinquanta euro, una cifra stabilita senza considerare il reddito familiare (l’Isee) e, cosa ancor più rilevante, priva delle agevolazioni e delle esenzioni previste dalla normativa italiana per il diritto allo studio. Un meccanismo, questo, che di fatto istituisce un canale d’accesso all’istruzione superiore riservato a chi può sostenerne i costi, svuotando di significato il principio meritocratico della selezione nazionale.
La reazione del ministero e i principi violati
La ministra Bernini, intervendo senza esitazione, ha sottolineato l’inaccettabile disparità di trattamento tra studenti che conseguono lo stesso Titolo italiano. “Considero sbagliata la scelta di applicare un livello di tassazione così elevato”, ha affermato la ministra, evidenziando come tale impostazione crei un ingiustificabile dualismo. Da un lato, ci sono gli studenti nelle sedi italiane, che beneficiano di un sistema contributivo progressivo e di sostegni economici; dall’altro, quelli di Tirana, costretti a un esborso fisso e oneroso, il quale, non considerando le condizioni economiche delle famiglie, finisce per escludere chiunque non disponga di ingenti risorse. Il ministero, nel suo intervento, ha posto l’accento sulla natura pubblica e nazionale del test di ammissione, il cui esito non può tradursi in una selezione basata sulla capacità di pagamento.
Le implicazioni e la richiesta di un immediato ravvedimento
L’ordine giunto dal ministero è perentorio: Tor Vergata deve rivedere senza indugio il modello tariffario per la sede albanese, allineandolo ai criteri di equità e di progressività che governano il sistema universitario italiano. La sola possibilità di pagare la retta in rate, infatti, è stata giudicata un palliativo del tutto inadeguato, poiché non intacca il nocciolo della questione, che è l’ammontare complessivo della somma richiesta. La vicenda, al di là del caso specifico, solleva interrogativi più ampi sulla coerenza dei percorsi formativi erogati all’estero sotto il nome di atenei italiani, chiamati a rispettare, anche nelle sedi offshore, i valori fondanti dell’università pubblica. L’intervento della ministra Bernini, perciò, segna un chiaro confine, imponendo che il diritto allo studio, sancito dalla Costituzione, non possa essere eluso attraverso accordi internazionali o particolari statuti.




