Concordato fiscale 2025-2026: tetto del 10% per gli affidabili, forfettari esclusi
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Redazione Economia
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Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri, in via definitiva, il decreto legislativo che ricalibra il concordato preventivo biennale, strumento chiave per regolarizzare i redditi delle partite Iva. La novità principale è l’introduzione di limiti agli incrementi imposti dal fisco, differenziati in base all’indice di affidabilità fiscale (Isa). Chi ha il massimo punteggio (10) non dovrà affrontare richieste superiori al 10%, mentre per chi si attesta a 9 o 8 le soglie salgono rispettivamente al 15% e al 25%. Una mossa che, se da un lato riduce l’incertezza per i contribuenti più virtuosi, dall’altro esclude i forfettari, considerati incompatibili con la logica sperimentale del meccanismo.
Il provvedimento, che modifica le norme su adempimenti tributari, giustizia e sanzioni, proroga al 30 settembre il termine per aderire al concordato, inizialmente fissato al 31 luglio. Una correzione dettata dalla necessità di agevolare l’adesione, ma anche dalla volontà di testarne l’efficacia prima di un’eventuale stabilizzazione. Tra le altre novità, viene meno il ravvedimento speciale, strumento finora utilizzato per sanare errori dichiarativi con penalità ridotte, mentre si conferma l’esclusione delle imposte agevolate dal perimetro del concordato.
L’obiettivo dichiarato è semplificare il dialogo tra fisco e contribuenti, evitando richieste eccessive che in passato hanno frenato le adesioni. Resta però da verificare se i nuovi tetti, pur rappresentando un passo avanti, saranno sufficienti a incentivare gli autonomi più reticenti. Intanto, l’esclusione dei forfettari segna un ulteriore giro di vite verso un regime spesso accusato di favorire l’elusione.
Sul fronte giudiziario, il decreto interviene anche sulle sanzioni, allineandole ai principi della riforma fiscale approvata lo scorso anno. Si tratta di un passaggio tecnico ma significativo, che ridisegna i margini di contestazione dell’Agenzia delle Entrate, soprattutto per i casi in cui il contrasto si traduce in lunghe dispute tributarie. Le modifiche, tuttavia, non toccano il cuore del sistema, lasciando intatti i meccanismi di calcolo delle imposte.




