Vissani perde la stella Michelin, amarezza e nuovi trionfi alla guida 2026

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La cerimonia di premiazione della Guida Michelin per il 2026, tenutasi al Teatro Regio di Parma, ha disegnato una nuova mappa dell’eccellenza gastronomica italiana, un evento che, mentre incorona nuovi talenti, segna inevitabilmente anche delle dolorose retrocessioni. Tra le ombre di questa edizione, spicca la reazione amareggiata di Gianfranco Vissani, il cui ristorante, Casa Vissani a Baschi, in provincia di Terni, ha perso l’unica stella che ancora lo distingueva, un riconoscimento che lo chef, noto per la sua verve comunicativa, ha commentato con parole di franco disappunto: «Fanno come gli pare», ha affermato, sintetizzando in poche battute un sentimento di delusione che va al di là del singolo episodio.

Le defezioni illustri e la stabilità di un'eccellenza

La lista degli esclusi dal firmamento Michelin annovera nomi di assoluto prestigio, a dimostrazione di come la guida eserciti un giudizio severo e continuativo, impermeabile alla sola fama storica. Oltre al già citato Vissani, a perdere una delle sue due stelle è stato lo storico Miramonti l’Altro di Concesio, in provincia di Brescia, mentre un colpo ancor più simbolico ha riguardato la Clinica Gastronomica di Arnaldo a Rubiera, nel Reggiano, che dopo aver mantenuto ininterrottamente la stella dal 1959, vedendo il suo primato celebrato appena un anno fa, ha dovuto arrendersi a un verdetto che interrompe una tradizione pluridecennale. In un panorama così volatile, spicca con forza la conferma de La Palta di Isa Mazzocchi, che per il quattordicesimo anno consecutivo conserva il prestigioso riconoscimento, un traguardo che sottolinea una costanza quasi sovrumana nel mantenere standard elevatissimi, senza mai concedersi al minimo calo di tensione qualitativa.

L'ascesa al gotha e le nuove stelle nascenti

Se da un lato si registrano queste defezioni, dall’altro il panorama dell’alta ristorazione italiana si arricchisce di nuovi, luminosi astri. Il numero dei ristoranti tristellati sale infatti a quindici, con l’ingresso nel gotha assoluto del Rei Natura by Michelangelo Mammoliti, situato a Serralunga d’Alba, nel Cuneese. La cucina di Mammoliti, spesso definita come una “cucina del cuore” per la sua profonda connessione con il territorio e la natura, riceve così il massimo tributo, unendosi a un’élite che comprende istituzioni come l’Osteria Francescana, Enoteca Pinchiorri, Dal Pescatore e Le Calandre. Accanto a questo trionfo, si segnala l’esplosione di Tenerumi a Vulcano, nell’arcipelago delle Eolie, dove lo chef Davide Guidara ha conquistato due stelle Michelin in un solo colpo, un risultato eccezionale che proietta la sua cucina tra le realtà più interessanti e dinamiche del panorama nazionale.

Il bilancio di un'annata di conferme e sorprese

L’edizione 2026 della guida rossa si configura dunque come un momento di significativo ricambio, che da una parte premia l’innovazione e la ricerca culinaria più ardita, e dall’altra applica con rigore i suoi parametri, i quali, come dimostrano i casi di Vissani e della Clinica Gastronomica, non guardano in faccia a nessuno, neppure alla storia più longeva. È un processo che, nel suo complesso, ridefinisce i confini dell’eccellenza, mescolando la stabilità di certezze consolidate come La Palta con l’irruzione di nuovi linguaggi gastronomici, capaci di portare le stelle Michelin in luoghi insoliti come le isole vulcaniche del Mediterraneo, segnando un’evoluzione che riflette la vitalità, ma anche la spietata competitività, della scena enogastronomica italiana.

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