Confermata la stella per Isa Mazzocchi, Mammoliti entra nel gotha della cucina italiana
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Redazione Interno
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Il Teatro Regio di Parma ha fatto da cornice a una celebrazione dell’eccellenza enogastronomica, dove la guida Michelin ha svelato i suoi verdetti per l’edizione 2026, confermando una volta di più come il prestigioso riconoscimento non sia una meta bensì un percorso continuo, soggetto a una vigilanza costante che non ammette cedimenti. Tra i molti nomi che compongono il firmamento stellato, spicca la riconferma, per il quattordicesimo anno consecutivo, di Isa Mazzocchi, un traguardo che, se ai non addetti ai lavori può apparire scontato, cela in realtà un’impresa di tenacia e rigore quotidiano, considerando che i parametri di valutazione della “guida delle guide” sono inflessibili e puniscono senza appello qualsiasi flessione qualitativa. La storia recente della ristorazione italiana, d’altronde, è costellata di episodi che dimostrano la precarietà di questi allori, con istituzioni come Casa Vissani e la Clinica Gastronomica da Arnaldo che hanno visto revocare il titolo, mentre altri esercizi affermati hanno subito declassamenti, come nel caso del Miramonti l’Altro, a testimonianza di un meccanismo selettivo che premia solo la perfezione sostenuta nel tempo.
Il club esclusivo delle tre stelle si allarga
La settantunesima edizione della guida, che censisce quasi duemila locali e assegna complessivamente 394 stelle, ha portato una novità di assoluto rilievo nell’olimpo dei tristellati, che da quattordici diventano quindici. Ai nomi già consacrati, che hanno riconfermato il massimo dei riconoscimenti, se ne è aggiunto uno nuovo, capace di scalare la vetta più ambita: si tratta del Rei Natura by Michelangelo Mammoliti, con sede a Serralunga d’Alba, nel Cuneese, che ha visto premiata la sua cucina del cuore, un concetto che unisce l’altissima tecnica a una profonda ricerca sulla natura e sui suoi prodotti. L’ingresso di Mammoliti in questo cerchio ristretto rappresenta l’apice di un percorso che ora lo colloca tra i massimi interpreti della gastronomia a livello nazionale.
La mappa dell'eccellenza confermata
Il gotha della cucina italiana, pertanto, vede ora sedere allo stesso tavolo quindici realtà, la maggior parte delle quali consolidata da anni nel proprio status. Oltre al neonominato Rei Natura, fanno parte di questo gruppo esclusivo Villa Crespi, Piazza Duomo, DaVittorio, Le Calandre, Dal Pescatore, Osteria Francescana, Enoteca Pinchiorri, La Pergola, Reale, Uliassi, Enrico Bartolini al Mudec, Atelier Moessmer Norbert Niederkofler, Quattro Passi e Casa Perbellini ai 12 Apostoli. Ciascuno di essi, con la propria identità e filosofia culinaria, contribuisce a disegnare una mappa dell’eccellenza che spazia dal nord al sud del paese, dimostrando la vitalità e la diversità di una proposta gastronomica che non smette di evolversi pur mantenendo salde le proprie radici.
Le nuove stelle del firmamento Michelin
L’edizione 2026 non ha brillato solo per l’ingresso di un nuovo membro tra le tre stelle, ma ha anche segnato l’ascesa di altri talenti in categorie inferiori, arricchendo il panorama stellato con nuove proposte. Meritano una menzione particolare i Tenerumi a Vulcano, nell’arcipelago delle Eolie, guidati dallo chef Davide Guidara, che hanno conquistato due stelle, un risultato che porta un’onda di freschezza e riconoscimento alla cucina delle isole, dimostrando come l’innovazione e la qualità possano attecchire anche in contesti geograficamente periferici, ma ricchissimi di tradizione e materie prime. Queste nuove acquisizioni, nel loro insieme, delineano un quadro dinamico e in movimento, dove le conferme si alternano alle sorprese, mantenendo vivo l’interesse per una guida che continua a essere un punto di riferimento indiscutibile per gli appassionati e per gli addetti ai lavori.




