Ottobre nero per il lavoro negli Usa, licenziati 153mila in un mese

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato del lavoro statunitense, che aveva conosciuto una fase di espansione dopo la pandemia, sta attraversando una contrazione di portata storica, come testimoniano i dati diffunti dalla società di consulenza Challenger, Gray & Christmas Inc. Nel solo mese di ottobre 2025, le aziende hanno annunciato l’intenzione di tagliare 153.074 posti di lavoro, una cifra che, se confrontata con lo stesso periodo del 2024, risulta quasi triplicata, segnando un picco che non si registrava da oltre un ventennio. Questo drastico incremento, che rappresenta un balzo del 183% rispetto ai licenziamenti comunicati a settembre, delinea un quadro preoccupante per l’economia della nazione, la quale deve fare i conti con un generale indebolimento della spesa dei consumatori e con l’aumento progressivo dei costi operativi che spingono le imprese verso drastiche razionalizzazioni.

L'anno della grande contrazione

Il rapporto, pubblicato in un giorno di novembre, rivela come il totale dei licenziamenti dall’inizio del 2025 abbia ormai superato la soglia del milione di unità, un traguardo negativo che colloca l’anno in corso tra i peggiori degli ultimi trentadue anni. Un simile dato, che eguaglia le performance occupazionali più critiche registrate durante lo scoppio della bolla delle dot-com, gli anni cupi della Grande Recessione e il periodo tumultuoso della pandemia, suggerisce che la struttura del mercato del lavoro stia subendo una trasformazione profonda e probabilmente duratura. Le aziende, infatti, stanno implementando blocchi delle assunzioni e politiche di riduzione del personale che, se da un lato rispondono a congiunture economiche sfavorevoli, dall’altro appaiono sempre più legate a strategie di lungo periodo.

Il ruolo determinante dell'automazione intelligente

A differenza delle crisi precedenti, determinate principalmente da shock finanziari o emergenze sanitarie, l’attuale ondata di licenziamenti sembra essere alimentata da un fattore nuovo e pervasivo: l’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale. La spinta all’efficienza e all’automazione, che le imprese perseguono per rimanere competitive in un panorama globale sempre più agguerrito, sta portando alla sostituzione della manodopera umana con sistemi di AI in numerosi comparti produttivi e del terziario. Questo fenomeno, che alcuni analisti definiscono come una “transizione epocale”, presenta un conto salato in termini di occupazione, rendendo obsolete molte posizioni lavorative che, fino a poco tempo fa, rappresentavano il fulcro di interi settori.

Una trasformazione senza precedenti

L’istantanea fornita dal rapporto non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: ottobre è stato il mese più nero per i lavoratori americani dal 2003. L’accelerazione dei tagli, che ha portato a un raddoppio dei numeri in pochi mesi, indica che le aziende stanno procedendo celermente nella riorganizzazione delle proprie risorse umane. Se ne vedono degli effetti, che si traducono in un calo del potere d’acquisto delle famiglie e in un clima di incertezza diffuso, mentre il processo di automazione intelligente continua a avanzare, ridisegnando i confini tra lavoro umano e lavoro meccanizzato in modo forse definitivo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.