L'intelligenza artificiale taglia i posti di lavoro, oltre un milione di licenziati negli Usa nel 2025

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mese scorso potrebbero essere arrivate le prime, concrete, risposte a un dibattito che per mesi ha animato gli analisti, i quali si interrogavano su come e quando l’intelligenza artificiale avrebbe iniziato a sostituire i lavoratori umani. Le risposte, che provengono dagli Stati Uniti, non sono delle più rassicuranti, poiché delineano un processo già in atto e in netta accelerazione, favorito da un contesto normativo, quello americano, che offre alle aziende una flessibilità nel gestire i rapporti di lavoro assai maggiore di quanto non avvenga in Europa. L’adozione dell’IA, presentata spesso come uno strumento di progresso, sta mostrando il suo volto più spietato, quello di un efficientissimo meccanismo per il taglio dei costi del personale.

Una soglia simbolica superata

Le aziende statunitensi, secondo un rapporto diffuso all’inizio di novembre, hanno eliminato oltre un milione di posizioni lavorative dall’inizio del 2025, un dato che colloca l’anno in corso tra i peggiori degli ultimi trentadue anni per numero di licenziamenti. Una soglia così drammatica, come evidenziano le serie storiche, era stata superata soltanto in poche, tragiche, occasioni: durante lo scoppio della bolla delle dot-com, nel cuore della Grande Recessione e nel periodo più buio della pandemia. Ciò che rende peculiare l’attuale ondata di licenziamenti, molti dei quali – è l’analisi prevalente – riconducibili all’implementazione dell’intelligenza artificiale, è il suo verificarsi in una fase in cui la spesa dei consumatori inizia a mostrare segni di cedimento e numerose imprese stanno imponendo blocchi alle assunzioni.

Il confronto con il panorama europeo

La situazione, sebbene critica oltreoceano, non sembra destinata a riprodursi con la stessa virulenza nel Vecchio Continente, dove le tutele per i lavoratori sono strutturalmente più solide. Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, ha sottolineato come, a livello politico, sia necessario mantenere alta l’attenzione sul tema, evitando però di pensare che un’ondata di licenziamenti di tale velocità e di tale entità sia destinata a investire necessariamente anche l’Europa. La sua analisi suggerisce che l’impatto sul mercato del lavoro europeo, seppure presente, difficilmente potrà essere così immediato e dirompente, creando uno scenario differente che richiederà, semmai, approcci differenti di monitoraggio e di eventuale intervento.

Dalla teoria alla pratica

Fino a pochi mesi fa, la minaccia rappresentata dalle nuove tecnologie era un argomento da copertina, discusso ampiamente ma con pochi riscontri pratici e numerici che ne confermassero la portata. Ora, i dati provenienti dagli Stati Uniti, con i suoi oltre centocinquantamila licenziamenti registrati nel solo mese di ottobre, segnano un punto di non ritorno. Il processo di sostituzione, che molti immaginavano come un pericolo futuro, è invece una realtà consolidata che sta già ridisegnando il panorama occupazionale in settori chiave dell’economia americana, costringendo a una riflessione più urgente sulle conseguenze sociali dell’automazione spinta.

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