Israele, licenziati tre generali per le falle del 7 ottobre

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’esercito israeliano ha comunicato ufficialmente il licenziamento di tre generali, i quali, dalle loro posizioni di comando, non riuscirono a impedire l’attacco sferrato da Hamas il 7 ottobre 2023. Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, il tenente generale Eyal Zamir, ha dunque disposto le prime sanzioni formali contro alcuni comandanti, un provvedimento che giunge a seguito delle approfondite indagini avviate dal suo predecessore, Herzi Halevi, lo scorso febbraio, e coordinate anche dal maggiore generale in pensione Sammy Turjeman. Queste indagini, che hanno esaminato minuziosamente, attraverso settantasette distinte inchieste, gli eventi occorsi nelle basi militari e nei numerosi teatri di scontro attorno a Gaza, hanno delineato con chiarezza le responsabilità di alcuni alti ufficiali, i quali, sebbene molti si fossero nel frattempo già allontanati dal servizio attivo, sono stati ora sollevati dai loro incarichi. Zamir, pur ringraziando per il servizio prestato gli ufficiali colpiti dalle sanzioni, ha di fatto sancito che l’esercito, in quella che è stata una delle pagine più buie per il paese, non è riuscito nell’imprescindibile compito di proteggere i propri cittadini.

Le pressioni per una commissione indipendente

Parallelamente alle azioni intraprese dall’establishment militare, il governo israeliano ha annunciato l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente, quindi non statale, il cui scopo sarà quello di indagare a fondo sulle falle nella sicurezza che permisero il massacro, nel quale persero la vita oltre milleduecento persone. Secondo quanto riportano i media locali, il premier Benjamin Netanyahu sarebbe intenzionato a nominare un’apposita commissione ministeriale, alla quale spetterebbe il delicato compito di definire il mandato e i confini operativi della futura indagine. Una mossa, questa, che appare come una risposta istituzionale alle crescenti richieste di chiarezza provenienti dalla società civile.

Il dolore dei familiari delle vittime

Proprio dalla società civile, del resto, si è levata una voce potente e carica di sofferenza, come quella di Rafi Ben Shitrit, padre di un soldato ucciso durante gli assalti. Egli, rivolgendosi alla folla di migliaia di manifestanti scesi in piazza a Tel Aviv per chiedere una commissione d’inchiesta statale, ha accusato senza mezzi termini il governo di aver “fallito nella sua missione più importante”, quella di proteggere i propri figli e i propri cittadini, aggiungendo, con parole che riecheggiano un lutto collettivo, di averli di fatto “abbandonati sul campo di battaglia senza soccorso e senza assistenza”. Queste proteste, se da un lato testimoniano una ferita ancora aperta, dall’altro spingono affinché le verità emerse dalle inchieste militari trovino un riscontro anche in un esame più ampio e trasparente della catena di comando e delle responsabilità politiche.

Un percorso di accountability

Le destituzioni dei generali e l’avvio del percorso per una commissione d’inchiesta rappresentano, nel loro insieme, i primi concreti passi di un processo di accountability che Israele sta affrontando dopo il trauma del 7 ottobre. Se le indagini interne alle Forze di Difesa hanno portato a provvedimenti disciplinari circostanziati, concentrandosi sulle carenze operative e di intelligence che lasciarono scoperto il confine con Gaza, la spinta per un’indagine statale mira a far luce su aspetti più sistemici e di più alto livello. L’obiettivo dichiarato, al di là delle singole sanzioni, è quello di ricostruire una fiducia minata e di appurare, senza ambiguità, le dinamiche che resero possibile una disfatta di tali proporzioni, affinché errori del genere non si ripetano mai più.

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