Dalle auto all'Iron Dome: Volkswagen cede Osnabrück alla difesa, l'Italia osserva il futuro della filiera

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La fabbrica Volkswagen di Osnabrück, che per 125 anni ha rappresentato un caposaldo della produzione automobilistica tedesca, si appresta a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, completamente diverso da tutti i precedenti. Le linee produttive che hanno dato vita a modelli iconici come la T-Roc Cabriolet, la cui produzione cesserà nell'estate del 2027, verranno riconvertite per fabbricare sistemi e componenti per la difesa aerea.

L'accordo, ancora in fase preliminare ma già sostanziato da una dichiarazione d'intenti, vede il colosso automobilistico cedere la maggioranza del sito al fondo d'investimento israeliano Aurelius Capital, con il Land della Bassa Sassonia pronto a rilevare una partecipazione di minoranza per sostenere la transizione.

Un polo per la difesa con Rafael e le prospettive occupazionali

Il fulcro del progetto industriale è la collaborazione con Rafael Advanced Defense Systems, l'azienda israeliana celebre per aver sviluppato lo scudo anti-missile Iron Dome. L'intesa, che ha superato anche le precedenti riserve del fondo sovrano del Qatar, azionista di Volkswagen, prevede la creazione di un centro d'eccellenza per soluzioni di sicurezza e difesa.

Lo stabilimento sarà destinato alla produzione di componenti per sistemi di difesa aerea, destinati al mercato tedesco ed europeo, sebbene non vi siano al momento indicazioni precise sull'assemblaggio integrale del sistema Iron Dome. Questo cambiamento di rotta rappresenta una boccata d'ossigeno per i circa 1.800 dipendenti dello stabilimento; secondo le stime, l'operazione potrebbe salvare fino a 1.400 posti di lavoro, con una prospettiva di occupazione garantita almeno fino al 2029 per circa 1.200 addetti.

La crisi dell'auto tedesca e la conversione come modello

La decisione di riconvertire Osnabrück è la risposta più tangibile alla crisi strutturale che attanaglia l'automotive tedesco, messo in ginocchio dalla concorrenza cinese sull'elettrico, dall'aumento dei costi di produzione e da una domanda interna in calo. Volkswagen, che ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede migliaia di tagli, vede nella spesa per la difesa un possibile assorbitore dell'eccesso di capacità produttiva.

Il caso di Osnabrück, dove la produzione automobilistica cesserà per lasciare spazio a quella bellica, potrebbe quindi diventare un modello per altri stabilimenti del gruppo tedesco e del panorama europeo, con aziende come Renault e Mercedes che stanno già esplorando percorsi simili.

Le ripercussioni per l'Italia e la filiera della componentistica

Questa trasformazione industriale non è un fenomeno che riguarda solo la Germania, ma coinvolge direttamente l'Italia, il cui tessuto produttivo dell'automotive è storicamente e profondamente interconnesso con quello tedesco. La filiera italiana, che conta circa 272.000 addetti diretti e indiretti, per decenni ha prosperato come fornitore per i grandi costruttori tedeschi.

La riconversione di una parte consistente del comparto tedesco verso usi militari pone una domanda cruciale per il futuro dell'industria nazionale: la componentistica italiana saprà adeguarsi alla nuova domanda che verrà dall'Oltralpe o dovrà cercare nuovi sbocchi per la propria produzione?.

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