SpaceX verso l’ipo, il deposito riservato che vale 1.750 miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c’è ancora alcuna conferma ufficiale, e il condizionale, in casi come questo, resta d’obbligo; tuttavia le indiscrezioni che arrivano dalla stampa statunitense – e che attribuiscono a più fonti vicine alla vicenda il merito della soffiata – dipingono uno scenario destinato a riscrivere, se confermato, le gerarchie di Wall Street. SpaceX, il colosso aerospaziale fondato e guidato da Elon Musk, avrebbe compiuto un passo decisivo verso la propria quotazione in borsa, presentando in via riservata all’autorità di borsa americana la documentazione necessaria per un’offerta pubblica iniziale. Nessun commento è arrivato, per il momento, dall’azienda, che continua a osservare un rigoroso silenzio stampa.

La mossa a sorpresa che brucia le rivali

Secondo quanto ricostruito dai media a stelle e strisce, Musk avrebbe fatto scattare la procedura segreta senza alcun preavviso, anticipando di fatto due delle startup più attese in questo stesso ambito, ovvero OpenAI e Anthropic. Entrambe avevano fatto sapere, attraverso canali non ufficiali, di puntare al 2026 per la propria initial public offering. E invece il patron di Tesla – che è tornato a essere, non va dimenticato, una figura centrale nel nuovo corso della presidenza Trump – ha scelto di accelerare i tempi, depositando i moduli richiesti dalla Sec. La valutazione che circola tra banche d’affari e osservatori è da record: 1.750 miliardi di dollari, con una racconta che potrebbe aggirarsi attorno ai 75 miliardi. Numeri che, da soli, la collocherebbero al vertice della classifica delle più grandi ipo della storia.

Un’attesa lunga anni, ora il quadro cambia

Per lungo tempo, la quotazione di SpaceX è stata una di quelle ipotesi ricorrenti, capaci di agitare il mercato a ondate periodiche per poi dissolversi puntualmente. Questa volta, però, il quadro sembra radicalmente diverso. Il deposito riservato – che per legge consente all’azienda di testare la temperatura degli investitori senza esporsi pubblicamente – rappresenta un passaggio concreto, non più soltanto una voce di corridoio. E se l’operazione andrà in porto ai livelli che si mormorano tra gli addetti ai lavori, ci troveremmo di fronte a un evento destinato a oscurare persino le maxi-quotazioni tecnologiche degli ultimi anni.

Nessuna conferma, ma le fonti parlano chiaro

La prudenza resta d’obbligo, perché si tratta pur sempre di indiscrezioni – lo ripetono gli stessi giornali americani – e perché l’azienda non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione ufficiale. Tuttavia il numero e la qualità delle fonti citate (persone informate dei fatti, si legge nei testi originali) suggeriscono che qualcosa si stia davvero muovendo nell’ombra. Musk, dal canto suo, non ha mai nascosto l’ambizione di portare SpaceX a Wall Street, ma neppure aveva mai dato seguito concreto a quell’intenzione. Ora la carta bollata è stata messa sul tavolo, e toccherà all’autorità di borsa americana esaminare la documentazione. Il resto, per il momento, è attesa.

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